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Iran, le proteste sono inarrestabili: incendiata la casa-museo di Khomeini

Il movimento trasversale di giovani, donne e uomini sta travolgendo anche i simboli del regime teocratico islamico

L’Iran è in fiamme. La rivolta popolare cominciata dopo la morte della giovane Mahsa Amini a metà settembre, è dilagata in molte aree del paese. Non è chiaro se il regime degli ayatollah sia sul punto di crollare ma questa ipotesi comincia a farsi strada.

Nella notte fra il 17 e 18 novembre, durante una nuova ondata di proteste, i manifestanti hanno dato alle fiamme la casa natale del padre della rivoluzione islamica: l’ayatollah Khomeini. È avvenuto a Khomein, la città in nacque il fondatore della repubblica Islamica dell’Iran. La casa natale di Khomeini è da 30 anni un museo. Molte immagini condivise sui social media mostrano l’incendio dell’edificio, preso di mira con bottiglie molotov. La notte precedente i manifestanti avevano attaccato un altro luogo simbolo del potere dei mullah. Si tratta del seminario religioso di Izeh, una città nel Khuzestan, nel Sud Ovest dell’Iran. Lì, negli ultimi giorni, le proteste contro il regime islamico sono deflagrate in scontri violenti con le forze dell’ordine.

Frame video da Twitter sull’incendio della casa-museo di Khomeini in Iran. Foto Ansa

Uomini armati in motocicletta hanno ucciso 9 persone in due separati attacchi, secondo le autorità. Le quali parlano di “un gruppo terroristico che ha approfittato di un raduno di manifestanti” per sparare, ha scritto l’agenzia ufficiale Irna. Le vittime sono 7, tra cui una donna di 45 anni, due bambini di 10 e 13 anni e un agente di polizia. È il secondo attacco in due mesi che le autorità attribuiscono a presunti “terroristi“, dopo che 13 persone sono state uccise in un santuario nella città meridionale di Shiraz il 26 ottobre scorso.

Iran, situazione fuori controllo

Ma in Iran la situazione sociale e politica sta precipitando, nella quasi indifferenza del mondo. Da più di due mesi il paese è attraversato da un movimento di protesta guidato dai giovani e dalle donne, che chiedono la fine della teocrazia al potere dal 1979. Chiedono anche diritti civili e libertà politiche, la fine della segregazione di genere e delle pesanti restrizioni alla libertà delle donne.

In Iran le proteste contro il regime vanno avanti da settembre. Foto Ansa

Le manifestazioni coinvolgono diversi settori sociali in diverse aree dell’Iran. Sono però concentrate soprattutto al nord, nelle zone curde e azere. E nella capitale Teheran. In alcune città i cortei sono sfociati in scontri violenti con le forze di sicurezza. Finora la repressione è stata durissima: 344 i morti tra cui almeno 20 poliziotti, dicono le organizzazioni per i diritti umani. Fra le vittime ci sono anche decine di minorenni, bambini compresi. E si parla di almeno 14mila arrestati. Grazie anche a un intenso lavoro della Farnesina, le autorità iraniane hanno rilasciato da pochi giorni la giovane romana Alessia Piperno, 30 anni, tratta in arresto a fine settembre assieme ad altri cittadini stranieri con la falsa accusa di essere una “spia.”

Il presidente iraniano Ebrahim Raisi durante un incontro con i membri della nazionale di calcio prima della loro partenza per la Coppa del Mondo in Qatar. È possibile che i calciatori dell’Iran non cantino l’inno nazionale per protesta

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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