Nella notte del 15 Novembre al confine polacco-ucraino, stava per accadere l’irreparabile. O forse l’inevitabile? Due missili di fabbricazione russa sono caduti a Przewodòw, un villaggio polacco a 12 km dal confine con l’Ucraina. Di fatto dunque in territorio NATO. L’esplosione ha causato la morte di due persone, e ha coinciso con uno dei più massicci attacchi dell’armata russa dall’inizio della guerra.
L’esercito di Putin è ritornato a bersagliare città come Kiev e Leopoli, situate nella parte occidentale e più lontana dal confine russo del territorio ucraino. Dal G20 il presidente Joe Biden è intervenuto dichiarando sin dall’inizio alquanto improbabile che i missili di fabbricazione russa fossero stati sparati da Mosca. Fatto che ad oggi sembrerebbe essere confermato.
NATO/Stoltenberg/OLIVIER HOSLET
In primo luogo dalla NATO, dove Stoltenberg ha dichiarato stamattina che “non è stata la Russia, ma Kiev non ha colpe: è suo diritto difendersi”. Eppure l’accaduto, non solo ci ricorda tragicamente quanto sia semplice ad oggi una precipitazione drammatica degli eventi. Ma ci ha insegnato quanto il confine geografico e politico che divide oggi i paesi NATO dall’Ucraina sia sempre più sottile. La NATO è chiaro che una guerra non la voglia e non la cerchi.
Ieri notte è stato probabilmente uno dei momenti più tesi della guerra in Ucraina. Per mesi abbiamo assistito agli avvertimenti minacciosi da ambo le parti, Russia e USA, circa il pericolo di una terza guerra mondiale. E ieri questa possibilità stava concretamente per prendere forma. “L’incidente” o “l’errore” riguardo la caduta dei missili russi in territorio polacco sarebbe potuto divenire fatale per gli equilibri mondiali. Dove la Polonia, avrebbe potuto invocare l’art. 5 del trattato che sorregge la NATO e coinvolgere i paesi del patto Atlantico in guerra. Questo è il drammatico rischio a cui ogni giorno in più del conflitto andiamo incontro. Che tutti i Paesi NATO vogliono visibilmente scongiurare, consapevoli che un’escalation come predisse a suo tempo Albert Einstein “sarebbe l’ultima sulla faccia della Terra“. Perché, continua il celebre aforisma, la successiva si combatterebbe solo con pietre e bastoni.
Biden/FOTO ANSA
Non è un caso che Stoltenberg ha difatti sottolineato come non ci sia “alcuna evidenza che la Russia stia preparando attacchi verso alleati Nato”. Oggi vi è il sentore di una maggiore rinnovata apertura da parte della Russia verso dei negoziati, ed è una possibilità che il mondo non può gettare all’aria. In generale è difatti prevalsa da parte dei Paesi NATO, a seguito “dell’incidente”, una volontà di prudenza e distensione. A maggior ragione dopo che i missili, sarebbero risultati di fabbricazione russa, ma probabilmente abbattuti dalla contraerea ucraina per difendere il territorio nazionale dal bombardamento russo.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky però ha parlato dei missili russi, definendoli come “uno schiaffo in faccia al G20 in corso a Bali“, e parlando di “un’escalation molto significativa“. Di qui l’appello: “è necessario agire”. Il consigliere del presidente ucraino, Mykhaylo Podolyak, ha successivamente scritto che gli “attacchi sul territorio della Polonia non sono un incidente, ma sono deliberatamente pianificati dalla Russia e camuffati da “errore”. Il regime russo-terrorista deve essere fermato“. Toni accesi dunque e diametralmente opposti da quella posizione di prudenza portata avanti dalle potenze occidentali. E che ci deve spingere a riflettere.
Zelensky/FOTO ANSA
Il presidente Biden si è dimostrato sin dai primi istanti sicuro della provenienza dei missili. Procedendo con le sue dichiarazioni assieme a quelle della NATO al raffreddamento dell’escalation. Mentre le reazioni del governo ucraino sembrano andare nel senso opposto e cercano di provocare una reazione all’interno del Patto Atlantico. Dov’è a questo punto la verità? Il parziale riavvicinamento tra Cina e USA per una soluzione globale della guerra in Ucraina preoccupa più Mosca o Kiev? L’intervento NATO nella guerra, va a favore di Mosca che spera in un allargamento disperato e suicida del conflitto? O va a favore di Kiev che ha intenzione di umiliare militarmente la Russia e renderla l’obbiettivo primario dell’intero Occidente?
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