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Ucraina, scontro fra Zelensky e Lavrov sulla pace

Al G20 di Bali Kiev presenta le sue proposte, Mosca le respinge e attacca: "Guerra provocata dagli Usa"

La guerra in Ucraina è fra i temi del summit mondiale del G20 in corso a Bali, in Indonesia. In un intervento video da Kiev, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha attaccato al Russia poi, via social, ha elencato proposte per la pace. Ad ascoltarlo, in platea, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov.

Martedì 15 novembre Zelensky ha denunciato davanti ai leader del G20 riuniti a Bali “le minacce folli di ricorso all’arma nucleare” da parte della Russia. Ha sottolineato che “non ci può essere nessuna scusa per il ricatto nucleare.” Nel discorso, tuttavia, si rivolge ai leader del G19, con un’ostentata esclusione della Russia, presente a Bali col ministro degli Esteri, Sergej Lavrov. Quest’ultimo ha ascoltato Zelensky. “C’è una formula ucraina per la pace” ha scritto poi su Telegram il presidente di Kiev. “Pace per l’Ucraina, l’Europa e il mondo. E c’è una serie di soluzioni che possono essere implementate per garantirla davvero. Dopo aver partecipato al vertice del G20, ho presentato proposte per tali soluzioni, specifiche e oneste. L’Ucraina offre ai principali Stati del mondo di essere co-creatori di pace insieme a noi.

Nel messaggio social Zelensky ha elencato 10 “proposte” dell’Ucraina1 sicurezza dalle radiazioni e dal nucleare; 2 sicurezza alimentare; 3 sicurezza energetica. 4 rilascio di tutti i prigionieri e deportati; 5 attuazione della Carta delle Nazioni Unite e ripristino dell’integrità territoriale dell’Ucraina e dell’ordine mondiale. 6 ritiro delle truppe russe e cessazione delle ostilità; 7 ritorno della giustizia; 8 contrasto all’ecocidio. 9 prevenire l’escalation; 10 fissare la fine della guerra.

Pace in Ucraina, la reazione russa

La replica della Russia non si è fatta attendere. Le proposte che Volodymyr Zelensky ha presentato al vertice del G20 per la pace in Ucraina sono “non realistiche e non adeguate” ha detto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Per lui l’intervento di Zelensky al G20 mostra che il presidente ucraino “non ascolta alcun consiglio degli occidentali sui negoziati.” La Russia vuole vedere “fatti concreti, e non parole” sull’influenza esercitata dall’Occidente su Zelensky perché accetti di negoziare. Non solo. Secondo Lavrov i paesi occidentalihanno cercato in ogni modo di politicizzare” la dichiarazione finale del vertice del G20. L’Occidente avrebbe cercato in pratica di imporre un linguaggio che “implicherebbe la condanna delle azioni della Russia da parte di tutto il G20, compresi noi.” Per Lavrov, invece, “nonostante le dichiarazioni degli Stati Uniti al G20, altri paesi rimangono convinti che il conflitto in Ucraina sia stato provocato da Washington.

Matilda Bogner, capo della Missione ONU per il monitoraggio dei diritti umani in Ucraina. Foto Twitter @UNGeneva

L’ONU e la guerra

La guerra in Ucraina, intanto, non si ferma neppure per un istante. Siamo ormai a quasi 9 mesi di conflitto senza tregua. Il 15 novembre è arrivato un appello dell’ONU sui prigionieri di ambedue le parti. Numerosi prigionieri in mano ai russi o agli ucraini subiscono torture, maltrattamenti e umiliazioni, ha spiegato alla stampa Matilda Bogner, capo della Missione ONU di monitoraggio dei diritti umani. Sia l’Ucraina che la Federazione Russa sono parti della Terza Convenzione di Ginevra che stabilisce i requisiti relativi al trattamento dei prigionieri di guerra. Per questo Bogner ha ricordato l’obbligo fondamentale di uno Stato di trattare sempre con umanità tutti i prigionieri di guerra. Cosa che in Ucraina in molti casi non sta avvenendo.

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov. Foto Ansa/Epa Sonny Tumbelaka

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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