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Usa e Cina, prove d’intesa fra Biden e Xi Jinping

I capi delle più grandi superpotenze nucleari del mondo al G20 di Bali in Indonesia

Lunedì 14 novembre i presidenti degli Usa e della Cina, Joe Biden e Xi Jinping, si sono incontrati a Bali (Indonesia). Un summit che potrebbe avere conseguenze positive in termini di “disgelo” nelle relazioni tra le due più importanti superpotenze del pianeta.

Biden e Xi si sono salutati con una stretta di mano in vista del loro primo summit in persona da quando il primo è presidente degli Usa. “Come leader delle principali economie del mondo, dobbiamo gestire la competizione dei due nostri Paesi” ha detto Joe Biden al suo omologo nelle battute iniziali del loro bilaterale a Bali. “È un piacere incontrarti“, ha affermato Biden. “È un piacere rivederti dall’ultima volta avvenuta nel 2017” ha risposto Xi Jinping. “Dobbiamo trovare il giusto corso delle relazioni attraverso scambi schietti“, ha aggiunto il capo di Stato cinese.

Foto Ansa

L’incontro fra i due si è svolto a Bali, in Indonesia, in occasione della partecipazione al summit del G20 che si terrà fino al 17 novembre. Da parte americana il presidente americano Biden punta a individuare “aree di cooperazione” con la Cina. La speranza è di “uscire da questo incontro con aree in cui i due paesi, i due presidenti e i loro team possano lavorare in modo cooperativo su questioni sostanziali“, aveva anticipato il Consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan.

Biden e Xi, non è la prima volta

Pochi leader mondiali, se si esclude l’amico russo Vladimir Putin, hanno trascorso così tanto tempo con Xi come Biden, finora. Quando quest’ultimo visitò la Cina ad agosto del 2011, i due, all’epoca vicepresidenti, ebbero 5 incontri in 6 giorni. Il legame instaurato allora resta ancora oggi tra i pochi segnali di speranza a cui aggrapparsi nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina. Da quando Biden è presidente degli Usa i colloqui a distanza fra lui e Xi sono stati 5, tra telefonate e collegamenti video, ma gli sforzi non hanno prodotto risultati significativi. Dopo quattro anni difficili sotto la presidenza di Donald Trump, la Cina sperava che Biden avrebbe ridotto le turbolenze. Ma i rapporti sono crollati al punto più basso dalla normalizzazione delle relazioni del 1979.

Foto Ansa/Epa

Cosa vogliono le superpotenze

Gli Stati Uniti sono oggi preoccupati per l’assertività di Pechino su Taiwan e i mari cinese orientale e meridionale. Così come per l’arsenale nucleare in rapida crescita e per il rifiuto di condannare esplicitamente e fortemente l’invasione russa dell’Ucraina. La Cina invece accusa Washington di incoraggiare le forze indipendentiste a Taiwan e di creare partnership e alleanze come Quad e Aukus al solo fine di contrastare le nuove ambizioni dell’Impero di Mezzo, strozzando l’export di microchip e materiale tecnologico.

Biden ha annunciato che i due leader delineeranno le loro “linee rosse non oltrepassabili. “Non c’è alternativa a questo tipo di comunicazione da leader a leader nella navigazione e nella gestione di una relazione così importante“, ha notato ancora Jake Sullivan. Biden e Xi sono giunti a Bali per il G20 rafforzati sul fronte interno, sebbene non manchino i problemi.

Foto Ansa/Epa

Il XX Congresso del Partito comunista ha incoronato Xi ad ottobre con l’inedito terzo mandato alla segreteria generale, ma l’economia della Cina è in difficoltà e la politica della tolleranza zero al Covid continua a bloccare il paese. Da parte americana invece il voto di midterm è andato oltre le più rosee aspettative di Biden, pur alle prese con un’inflazione stellare. Il 13 novembre Biden ha potuto festeggiare la conferma del controllo democratico del Senato, dove il suo partito ha conquistato 50 seggi contro i 49 dei repubblicani. E manca ancora l’assegnazione della Georgia, dove il 6 dicembre ci sarà il voto di ballottaggio per scegliere il Governatore.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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