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Covid, Gianni Rezza: “Col virus ormai si convive, vaccinare i fragili”

Siamo in una nuova fase della pandemia. La maggior parte degli italiani è vaccinata, molti altri si sono infettati naturalmente

A quasi tre anni dall’esplosione della pandemia di Covid nel mondo, in Italia cambia l’approccio nella lotta al virus. In primo luogo a causa del recente insediamento del nuovo Governo di destra. Ma non solo.

Il direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, Gianni Rezza (lo stesso dall’inizio della pandemia) ha chiarito un punto chiave. Nel tempo “abbiamo capito che con questo virus avremmo dovuto conviverci” ha detto. “Oggi siamo dunque nella fase della convivenza. Abbiamo cambiato paradigma, non cerchiamo più di bloccare completamente la circolazione virale ma di proteggere le persone più fragili“. Rezza ha parlato in occasione dell’incontro da titolo Vaccini contro il Covid, siamo stati tutte delle cavie? Le sperimentazioni, promosso il 10 novembre dal Corriere della sera.

Giani Rezza. Foto Ansa/Maurizio Brambatti

In Italia, quindi, serve un cambio di prospettiva sul Covid legato anche al fatto che – ha detto Rezza – “la maggior parte della popolazione è immunizzata grazie al vaccino. O non è più suscettibile perché si è infettata naturalmente“. Inoltre “la variante Omicron colpisce di meno i polmoni e ha una minore virulenza. Per cui questo è il momento di cambiare paradigma e vaccinare soprattutto per proteggere i più fragili. Naturalmente chi vuole vaccinarsi perché non vuol avere l’infezione è padronissimo di farlo, anzi. Lo facciamo anche con l’influenza“.

“Covid? Siamo a fine epidemia”

Con il senno di poi, ha aggiunto ripercorrendo le fasi della lotta al Covid, “si dicono tante cose che sembrano sminuire un vero trionfo. Che ha evitato molte morti e ospedalizzazioni“, ha detto ancora Rezza. E ha quindi sottolineato che “ora siamo di fronte alla fine sociale dell’epidemia. Non dobbiamo più prendere tutti quei provvedimenti anche coercitivi che purtroppo sono stati necessari. Ma quando non sono più necessari è opportuno non prenderli più. Non c’è stata la fine biologica del virus, che continua a circolare. Tuttavia riusciamo a conviverci e questo anche grazie al fatto che la scienza ha fatto molto. E i vaccini sono gran parte di questa storia“.

Foto Ansa/Alessandro Di Marco

Le nuove regole di Meloni

Il nuovo esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha deciso intanto di intraprendere una strada almeno in parte diversa rispetto ai predecessori. Da novembre è scattato il reintegro del personale sanitario non vaccinato. Stop all’obbligo vaccinale per medici e professioni sanitarie. Una nuova ordinanza del ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha invece previsto la proroga dell’obbligo di utilizzo delle mascherine negli ospedali e nelle Rsa. Sembra invece destinato a restare il Green Pass, obbligatorio per tutti i visitatori che faranno ingresso nelle strutture sanitarie. E che avrà scadenza il prossimo 31 dicembre. Su questo punto il Governo non si è ancora espresso in modo definitivo.

Orazio Schillaci, ministro della Salute. Foto Ansa/Chigi

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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