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Migranti naufraghi: sbarco a Reggio dalla Rise Above, tensione a Catania

Ricorso al Tribunale Civile del capoluogo etneo e al Tar perché l'Italia non vieti la discesa di 34 persone. A Reggio Calabria scendono in 89

Non si ferma l’odissea delle navi al largo delle coste italiane con a bordo centinaia di migranti tratti in salvo dai naufragi nel Mediterraneo. Mentre a Catania è braccio di ferro fra la Ong Sos Humanity e il Governo Meloni, a Reggio Calabria le autorità hanno consentito lo sbarco di tutte le persone a bordo della Rise Above.

La nave Rise Above, battente bandiera tedesca, della Ong Mission Lifeline, trasportava 89 migranti (e 9 membri dell’equipaggio) ed è giunta l’8 novembre nel porto di Reggio Calabria. A differenza della Humanity 1 a Catania (battente bandiera tedesca), e della Geo Barents ancora in mare (battente bandiera norvegese), la Rise Above ha potuto sbarcare tutti i migranti.

Migranti sbarcati a Reggio Calabria dalla Rise Above. Foto Ansa/Marco Costantino

L’Italia lo ha consentito perché si tratta di un cosiddetto ‘evento Sar’. La Sar – Search and rescue – è l’area di competenza di ciascun paese rivierasco per il soccorso dei naufraghi in mare. E la Rise Above ha tratto in salvo i migranti in zona Sar italiana, nel Mar Jonio. Perciò le autorità hanno assegnato al capitano il cosiddetto ‘porto sicuro’, facendo attraccare la nave a Reggio Calabria. Una motovedetta della Guardia di finanza e una della Capitaneria di porto hanno scortato la Rise Above fino in banchina. L’Ong Mission Lifeline ha pubblicato su Twitter i video che documentano l’arrivo della nave in Sicilia.

Gli sbarchi in Sicilia

Le cose però si complicano a Catania, poco più a sud, e sull’altra sponda, ovvero in Sicilia. I legali della nave Humanity 1 hanno presentato il ricorso al Tribunale civile del capoluogo etneo. Chiedono al giudice di ordinare lo sbarco immediato dei 34 migranti rimasti ancora a bordo. Il ricorso è stato inviato con il metodo telematico dal legale di Sos Humanity, l’avvocato Riccardo Campochiaro. Resta in preparazione un altro ricorso che la Ong tedesca intende presentare al Tar del Lazio. In questo caso si tratta di un atto contro il provvedimento delle autorità italiane che impone al comandante della nave di lasciare il porto di Catania con i migranti a bordo. La disposizione non ha una scadenza.

La Rise Above scortata dalle motovedette dentro il porto di Reggio Calabria, l’8 novembre 2022. Foto Ansa/Marco Costantino

Il capitano della Humanity 1 si rifiuta di eseguirla. La situazione resta carica di tensione al largo delle coste siciliane. E a bordo delle navi che sono ancora in attesa dello sbarco: Ocean Viking, con 234 persone a bordo, e Geo Barents, con 214 migranti, dopo che 357 sono stati fatti sbarcare il 6 novembre. Le Ong comunicano via social le condizioni dei naufraghi sono sempre più precarie. “La gente è esausta, i bambini raffreddati, la notte fa freddo. Ci sono neonati che hanno bisogno di latte“.

Migranti carico residuale

I due cittadini siriani che il 7 novembre si sono lanciati in mare dalla nave Geo Barents si sono rifiutati di risalire a bordo. Sono rimasti in banchina sul molo 10 del porto di Catania dove è attraccata la Ong di Medici senza frontiere. Le loro condizioni, riferisce la Ong, sono buone. In questi giorni si è scatenata una forte polemica, anche sui social media, a proposito della definizione di “carico residuale” che il neo ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, avrebbe adoperato per definire le 34 persone a cui è tutt’ora impedito di sbarcare dalla Humanity 1. Da quella nave sono potuti scendere al porto di Catania solo migranti in cattive condizioni di salute, le donne e i bambini. Uno “sbarco selettivo” lo avrebbe definito Piantedosi. Le opposizioni contestano duramente questo linguaggio, espressione di una politica sulle migrazioni che secondo loro offende i naufraghi, viola il diritto internazionale e quello del mare e calpesta i diritti umani.

Dalla nave Geo Barents, che si trova al porto di Catania con i naufraghi a bordo, i migranti non sbarcati hanno realizzato cartelli con pezzi di cartone su cui hanno scritto ‘Help Us’, esponendoli all’esterno e lanciando una sorta di sos in inglese alle persone sul molo di Catania: “Aiutateci”, urlano in inglese. Foto Ansa

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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