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Tramonto a Downing Street, Liz Truss potrebbe lasciare

Ore drammatiche per la premier britannica, inflazione da record. Un panetto di burro costa 7,5 sterline e lo si vende con la placca antitaccheggio

Il Governo britannico di Liz Truss è sull’orlo del crollo. La scelta di tagliare le tasse ai ceti ricchi e accrescere il debito pubblico si è rivelata politicamente catastrofica. Truss ha fatto retromarcia, ma ora cresce la rivolta nel suo partito, i tories, e la premier sembra avere le ore contate.

L’esecutivo guidato dal Primo Ministro successore di Boris Johnson perde pezzi. Dopo il licenziamento, una settimana fa, del Cancelliere dello Scacchiere, Kwasi Kwarteng, il 19 ottobre ha rassegnato le dimissioni la ministra dell’Interno, Suella Braverman, costretta a lasciare l’incarico dopo un furioso scontro con Liz Truss. Fra le due c’è una profonda divergenza sul tema dell’immigrazione e la Braverman, che è per un regime rigido in tema di ingressi, ne avrebbe approfittato per abbandonare la nave, quella del Governo Truss, prima che affondi.

Foto Ansa/Epa Tolga Akmen

Oggi 20 ottobre sarà un’altra giornata campale per la premier. Ed è cominciata male perché l’Ufficio per le statistiche nazionali (ONS) ha annunciato che in settembre l’inflazione nel Regno Unito ha toccato il picco più alto degli ultimi 40 anni attestandosi al 10.1%. I prezzi del cibo, in particolare del pane, dei cereali, della carne e dei formaggi, sono aumentati del +14,5% rispetto all’anno scorso. Un pacco da 250 grammi di burro, sottolinea Alessandra Sestito dell’Agi, è arrivato a costare 7,5 sterline (8,5 euro). Nei supermercati, lo espongono con un sistema antitaccheggio elettromagnetico affinché non venga rubato.

Starmer contro Truss

Una dura realtà per i sudditi di Re Carlo III, volontariamente separatisi dal resto d’Europa con la Brexit. E che adesso appaiono più isolati dal Vecchio Continente. Non un buon viatico per Liz Truss, che il 20 ottobre deve affrontare il Prime Minister’s Questions e cioè il botta e risposta con il leader dell’opposizione, Keir Starmer. I laburisti sono galvanizzati dai sondaggi che li indicano in ascesa e chiedono a gran voce di dare la parola all’elettorato e andare alle urne. Elezioni che a questo punto cominciano a fa capolino all’orizzonte: nel 2023 e non l’anno successivo come a scadenza naturale della legislatura.

Il leader dell’opposizione laburista, Keir Starmer. Foto Ansa/Uk Parliamentary Recording Unit

Il Comitato 1922

Comunque sia, il calvario di Truss è solo all’inizio. Nella serata del 20 ottobre la premier dovrà affrontare la riunione del Comitato 1922 del partito Tory di cui è leader. L’aria cordiale di Sir Graham Stuart Brady, il capo del Comitato parlamentare alla Camera dei Comuni, che funge da controllore dell’operato dei leader tories, non tragga in inganno. Brady analizzerà il numero di lettere di sfiducia arrivate all’indirizzo del Primo Ministro. Non sono poche. E cercherà di pianificare una via d’uscita dal pantano in cui il partito attualmente sembra invischiato. Se necessario senza tanti riguardi per la premier in carica.

In una settimana, infatti, lo scenario è completamente cambiato. Truss ha licenziato il Cancelliere col quale aveva pensato un mese fa la disastrosa manovra economica. Il nuovo ministro delle Finanze, Jeremy Hunt, ha modificato quasi interamente il cosiddetto mini-budget, compresa la parte relativa agli aiuti alle famiglie per affrontare l’aumento delle bollette energetiche. Il Primo Ministro proverà a salvare la propria, già esigua, credibilità. Tuttavia, a rendere la sua missione ancora più difficile, c’è il fatto che, sotto la sua guida, i sondaggi per i conservatori sono disastrosi.

Sir Graham Brady, presidente del Comitato 1922 dei tories. Foto Ansa/Andy Rain

La situazione è delicata anche per Sir Graham Brady. Se il Comitato 1922 avviasse la procedura per nominare un nuovo leader del partito, e quindi un nuovo Primo Ministro, potrebbero emergere ulteriori spaccature fra i tories. A quel punto la soluzione sarebbe il tornare alle urne. A parti invertite, i conservatori in Gran Bretagna sono come il PD in Italia fino a prima delle elezioni: governano da un decennio ininterrottamente. E sembra che gli elettori d’Oltremanica intendano punirli severamente. Gli entusiasmi popolari per la Brexit sono ormai un ricordo.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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