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Addio alla madre di Stefano e Ilaria Cucchi, l’annuncio dell’avvocato Anselmo

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La madre di Stefano e Ilaria Cucchi, Rita Calore, è morta il 17 ottobre. L’annuncio lo ha dato su Facebook l’avvocato Fabio Anselmo, legale, e ora anche compagno, di Ilaria Cucchi, neo senatrice eletta a Firenze alle elezioni del 25 settembre scorso.  

Non ce l’ha fatta. Questa mattina Rita Calore si è arresa per andare a riabbracciare Stefano. Il figlio mai perduto. Lo scrivo con tanta emozione e mi stringo a Giovanni ed #Ilaria. Non mi viene altro da dire a questa grande famiglia“. Così l’avvocato Anselmo su Facebook dando notizia della scomparsa della mamma di Stefano Cucchi.

Foto Twitter @MicheleGalvani

Stefano Cucchi, 31 anni, è il geometra romano morto il 22 ottobre 2009 all’ospedale Pertini di Roma mentre era in custodia cautelare, una settimana dopo il suo arresto. La sorella Ilaria, eletta al Senato il 25 settembre 2022, da sempre si batte perché sia accertata la verità sulla morte del fratello e sia fatta giustizia.

Nel 2019 la signora Rita Calore aveva scoperto di essersi ammalata. “Pensavo fosse la sciatica che mi porto dietro da anni“, aveva raccontato a Repubblica. “E infatti continuavo a incollarmi il carrello e le buste della spesa. Figurarsi, ho fatto per quarant’anni la maestra all’asilo, ho cresciuto due figli. Poi Ilaria ha detto: ‘Mamma, ora ti controlli’. E insomma, altro che sciatica. Vabbè“. “Sì. Quando perdi un figlio, muori con lui. E quindi, ecco perché dico ‘vabbè’. Perché ogni mattina che mi sveglio ringrazio il Padre eterno che mi ha dato un altro giorno. E soprattutto penso che quello che è successo a me non è nulla rispetto a quello che hanno fatto a Stefano. Che sarà mai portare il busto, fare la chemio, i raggi?“.

Rita Calore col figlio Stefano Cucchi. Foto Twitter @chetempochefa

Il caso Cucchi

Secondo quanto riportato sull’enciclopedia libera Wikipedia, lo scorso 4 aprile 2022 la Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva per omicidio preterintenzionale i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, a 12 anni di reclusione. Ad avviso dei giudici, la morte di Stefano Cucchi, seppure causata anche dalla successiva condotta colposa dei medici dell’ospedale Pertini, fu inequivocabilmente connessa al pestaggio da parte dei carabinieri Di Bernardo e D’Alessandro. I quali non potevano non essere consapevoli delle possibili conseguenze delle loro azioni. Il 21 luglio 2022, alla vigilia della prescrizione del reato, la Corte d’Assise d’appello di Roma ha condannato altri due carabinieri per falso: Roberto Mandolini e Francesco Tedesco, rispettivamente a 3 anni e 6 mesi e a 2 anni e 4 mesi di reclusione.

Cordoglio dalla politica

Dal mondo politico sono arrivati i messaggi di cordoglio per Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, neo-eletta in Senato nelle fila di Alleanza verdi e Sinistra italiana. “Ci stringiamo a Ilaria Cucchi. Oggi ancor più di ogni giorno“, ha scritto su Twitter il segretario del PD, Enrico Letta. Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana: “La nostra comunità si stringe ad Ilaria Cucchi e ai suoi cari. Un abbraccio fortissimo. Ricorderemo sua mamma Rita come una donna coraggiosa“.

Targa commemorativa in ricordo di Stefano Cucchi al Parco degli Acquedotti di Roma. Inaugurata il 29 ottobre 2020. Primi da destra Ilaria Cucchi e l’avvocato Fabio Anselmo. Foto Twitter @amnestyitalia

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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