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Ucraina, Zelensky: “La Russia ha deportato 1,6 milioni di persone”

Bombe e morti il 6 ottobre a Zaporizhzhia, dove ci sarebbero decine di persone sotto le macerie di edifici residenziali

In Ucraina la Russia si è annessa Zaporizhzhia ma il suo esercito di occupanti la bombarda incessantemente. Sette attacchi missilistici sono avvenuti nelle ultime ore contro edifici residenziali. In città sono scoppiati diversi incendi in seguito alle esplosioni. Zelensky: “La Russia ci ruba tutto, anche le persone“.

Lo ha reso noto il capo dell’amministrazione militare regionale, Oleksandr Starukh, come riporta Ukrainska Pravda. Dal sindaco di Melitopol, città ucraina a sud di Zaporizhzhia, un messaggio via Telegram sulle conseguenze degli attacchi russi. “Decine di persone sono sotto le macerie a Zaporizhzhia” afferma Ivan Fedorov. “Il numero delle vittime aumenta ogni ora. È così che il terrorista russo colpisce i civili con le sue armi ad alta precisione. Colpisce i civili e le infrastrutture, dimostra al mondo intero la sua inutilità sul campo di battaglia“.

Volodymyr Zelensky. Foto Ansa/Epa Sergey Dolzhenko

Finora, secondo il bilancio dei soccorritori, ci sono 2 donne rimaste uccise, 6 civili feriti, tra cui una bambina di tre anni. Le forze russe hanno inoltre colpito nella notte un’infrastruttura nel distretto Osnovyanskyi di Kharkiv, nel Nord-Est dell’Ucraina. Lo ha fatto sapere il sindaco della città, Ihor Terekhov, secondo quanto riporta il Kyiv Independent. Sul luogo è scoppiato un incendio, ha aggiunto Terekhov sottolineando che al momento non si hanno notizie di feriti o vittime.

La guerra dei droni kamikaze

Le unità di difesa aerea dell’Ucraina avrebbero invece abbattuto 6 droni kamikaze russi (su un totale di 12) che avevano attaccato nella notte le regioni di Odessa e Mykolaiv. Lo ha reso noto il Comando operativo meridionale di Kiev, secondo quanto riporta Ukrinform. Il comando ha sottolineato che “il nemico ha intensificato la ricognizione aerea“. Aumentano i droni che i russi inviano sopra obiettivi nemici. Il cosiddetto drone kamikaze è un drone armato guidato da remoto che sorvola una zona, attendendo, in cerca dell’obiettivo da colpire. Per poi attaccarlo solo una volta che quest’ultimo è visibile oppure si è esposto alla localizzazione.

Drone da kamikaze, lanciato dai russi, abbattuto in Ucraina. Foto Twitter @UkraineNowMedia

Ucraina, deportazioni in Russia

In un video messaggio serale del 5 ottobre, intanto, il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, ha sostenuto che non importa quali armi la Russia possa trovare, perché “ha già perso.” “Gli ucraini sanno per cosa stanno combattendo. Ora sempre più cittadini russi si rendono conto che devono morire solo perché una persona non vuole fermare la guerra“, ha proseguito. Intervenendo in video al vertice dell’Organizzazione degli Stati americani Zelensky ha posto l’accento anche sulle deportazioni. E ha affermato che gli occupanti “hanno deportato con la forza in Russia più di un milione e 600mila ucraini. Sono dispersi nel territorio di questo Stato, sparsi nelle regioni russe remote“. “Non abbiamo dubbi sulla vittoria di questa guerra e sulla nostra capacità di proteggere l’indipendenza dell’Ucraina” ha quindi sottolineato.

Vittime dei bombardamenti russi il 30 settembre a Zaporizhzhia. Colpito un convoglio di civili. Foto Ansa/Epa Atef Safadi

“I russi rubane cose e persone”

Lo dimostrano le vittorie quotidiane al fronte e la liberazione di decine di città e villaggi ucraini“. In questo momento, ha insistito Zelensky, “c’è solo una domanda per noi“. Ovvero “quanti dei nostri cittadini la Russia riuscirà a uccidere prima di ammettere una sconfitta. Quanto ancora la Russia riuscirà a rubare all’Ucraina. Grano, risorse, imprese industriali che gli occupanti semplicemente smontano e portano in Russia, così come le persone. Stanno rubando le persone“.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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