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Putin alza il tiro: in pericolo le infrastrutture UE ed i cavi di Internet?

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Putin ha infine mosso un ulteriore passo verso un escalation drammatica. Con il discorso di ieri mattina ha dichiarato proprie le quattro regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Kherson, e Zaporizhzhia.

“L’Ucraina deve cessare il fuoco cominciato nel 2014, siamo pronti a tornare al tavolo dei negoziati”. Avrebbe affermato il presidente russo. Che avrebbe poi avvertito l’Occidente “Voglio che mi sentano a Kiev, che mi sentano in Occidente: le persone che vivono nel Lugansk, nel Donetsk, a Kherson e Zaporizhzhia diventano nostri cittadini per sempre”. E per blindare la difesa di queste terre torna a minacciare. “Gli Stati Uniti sono stati il solo Paese al mondo ad aver usato le armi nucleari due volte e hanno creato un precedente”. 

@Ansa – EPA/GRIGORY SYSOEV/SPUTNIK/KREMLIN POOL

I Paesi del G7 avrebbero subito reagito concordandosi di punire qualsiasi Paese che riconosca la sovranità russa sui territori ucraini appena annessi. Il monito è arrivato dal segretario di Stato Usa, Antony Blinken. “Stiamo lanciando un chiaro avvertimento sostenuto dai leader del G7: terremo conto di qualsiasi individuo, entità o Paese che fornisca supporto politico o economico ai tentativi illegali della Russia di cambiare lo status del territorio ucraino”. Mentre il presidente Ucraino Zelensky ribadisce la volontà di annettere il proprio paese alla NATO. Per riconfermare difronte a Putin la scelta di campo degli ucraini. Ma quali scenari ci aspettano? Che cosa cambia adesso? Quali sono i timori in seno ai governi Occidentali?

Putin: la possibile rinuncia all’intero territorio ucraino e la minaccia ai paesi occidentali

Putin annettendo le regioni sceglie di porre in salvo il salvabile. La conquista dell’intero territorio ucraino ormai è diventato un miraggio e dunque il presidente russo oggi tenta di proteggere i frutti conquistati finora. Chiunque d’ora in avanti attaccherà le regioni annesse, farà scattare una risposta senza precedenti: un attacco frontale alla Russia intera. Il presidente russo ha confermato in poche parole che non se ne andrà da quelle terre senza una mobilitazione generale del proprio esercito o senza una risposta, in caso di attacco, che possa prevedere anche una drammatica escalation nucleare.  

@Ansa EPA/OLIVIER HOSLET

Siamo probabilmente in uno dei momenti più delicati del conflitto. Annettere quelle regioni significa implicitamente la rinuncia da parte di Putin all’obbiettivo primario della conquista dell’intero territorio ucraino. “Un passo indietro” dinanzi ai media occidentali, che consente al presidente russo di ergersi allo stesso tempo come promotore della pace. Così da far apparire le cancellerie europee e gli USA gli ingordi ed i colpevoli del prosieguo d’ora in avanti della guerra. Scaricando sui governi nazionali così tutte le responsabilità future e presenti riguardo le condizioni economiche che gravano oggi e continueranno a gravare sui cittadini. 

L’obbiettivo primario di Putin: indebolire economicamente l’Europa e sgretolare il rapporto UE-USA

Dopotutto il suo obbiettivo è stato questo sin dall’inizio. Indebolire l’Europa economicamente e sgretolare il rapporto UE-USA laddove possibile. L’UE è geograficamente più vicina, politicamente più frammentata, economicamente più esposta a fattori esterni. Dunque è il bersaglio su cui puntare per indebolire la linea atlantica. ”Facendole abbandonare le forniture di idrocarburi dalla Russia, gli Stati Uniti stanno portando l’Europa alla deindustrializzazione”. Ha affermato nel suo discorso Putin. Dichiarando inoltre che “i politici dell’Ue lo capiscono, ma tradiscono i loro Paesi”. Un ennesimo chiaro tentativo del presidente russo di indebolire la linea atlantica e l’appoggio popolare ai governi europei nei loro rapporti con Mosca. Gli attacchi al Nord Stream 1 seguono questa scia. Mantenere il mercato del gas in subbuglio, minando la compattezza europea attraverso l’inflazione.

@Ansa – EPA/HANNIBAL HANSCHKE

Possibili attacchi da parte di Mosca ai cavi sottomarini che consentono la connessione al Web dell’Europa

Ma non solo, per colpire ancora più duramente il cuore economico dell’Europa, si teme l’attacco di un altro possibile obbiettivo sensibile. I cavi sottomarini che consentono la connessione al web, collocati in zone strategiche nel Mar Nero e nel Mediterraneo, dove i mezzi russi circolano liberamente. Un attacco da parte di Putin al largo delle coste irlandesi dove passano circa il 97% delle reti internet in Europa. Causerebbe l’isolamento dell’intera Gran Bretagna e provocherebbe uno stop alle transazioni finanziarie. Scenari apocalittici che rappresentano dei rischi però vero-similmente possibili. Perché l’attacco all’infrastruttura di Nord Stream 1 e l’annessione delle 4 regioni ucraine, ha innalzato inevitabilmente “i toni” del conflitto. Quest’inverno difatti sarà decisivo. Più tempo passa e più l’Europa con successo si distaccherà dal gas e petrolio russo. Dove la Russia prima del 2030 difficilmente sarà in grado di rimpiazzare quel pompaggio. Quando costruirà il Power Siberia 2 verso la Cina.  

Chiara Cavaliere

Attualità, Spettacolo e Approfondimenti Siciliana trapiantata nella Capitale, dopo la maturità classica ha coltivato la passione per le scienze umane laureandosi in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Senza mai abbandonare il sogno della recitazione per cui ha collaborato con le più importanti produzioni cinematografiche italiane tra cui Lux Vide, Lotus e Italian International Film. Si occupa di attualità e degli approfondimenti culturali e sociali di MAG Life, con incursioni video. Parla fluentemente inglese e spagnolo; la scrittura è la sua forma di attivismo sociale. Il suo mito? Oriana Fallaci. Segui Chiara su Istragram Segui Chiara su Facebook

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