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Bambini migranti muoiono di fame e di sete in mezzo al Mediterraneo

In pochi giorni almeno 4 piccoli hanno perso la vita a bordo di carrette del mare che autorità di vari Paesi e diverse imbarcazioni hanno evitato di soccorrere

Negli ultimi giorni diversi bambini sono morti di fame e di sete su barconi alla deriva nel Mediterraneo, nel tentativo di raggiungere l’Italia. Non c’è alcun segnale che queste tragedie cessino di ripetersi nelle prossime ore.

Da domenica 11 settembre a oggi si contano almeno quattro minori che hanno perso la vita in questo modo. I fatti sono stati resi noti dall’Alto commissariato dell’ONU per i rifugiati. In un tweet del 12 settembre l’Unhcr Italia afferma: “Sei rifugiati siriani, tra cui bambini piccoli e una donna anziana, hanno perso la vita in mare presumibilmente di fame e di sete.

Nella ricostruzione del quotidiano La Stampa si parla di due bambini piccoli, di 1 e 2 anni; di un ragazzino di 12 anni; della nonna dei bambini; della madre di un altro giovane. La sesta vittima dovrebbe anch’essa essere una donna. Erano siriani. Hanno perso la vita a bordo di un barcone carico di migranti partito dalla Turchia da due settimane.

Bambini respinti a Cipro e ignorati a Malta

I sopravvissuti sono 26: Lunedì 12 settembre un cargo dirottato per soccorrerli dalla Guardia Costiera italiana li ha fatti sbarcare a Pozzallo, la cittadina in provincia di Siracusa dove spesso giungono migranti stremati da viaggi lunghi e pericolosi nel Mediterraneo. Secondo La Stampa nel corso del tragitto in mare profughi con i bambini a bordo avrebbero subito respingimenti a Cipro. Le autorità maltesi avrebbero ignorato le loro richieste di soccorso. Diversi mercantili li avrebbero visti ma sarebbero passati oltre.

Ignorati, dunque. Ben sapendo che a bordo c’erano naufraghi su una carretta del mare che stava imbarcando acqua. Anche per questo i bambini sono morti. Come è successo due giorni fa a Loujin, una bambina siriana di 4 anni, morta di sete. Il padre, Ahmad Adbelkafi Nasif, era partito dal Libano a inizio settembre con la moglie Tasmin e le figlie Loujin, 4 anni e Mira, 1 anno. La famiglia viaggiava a bordo di un barcone con 60 persone. La piccola Loujin è morta di stenti l’8 settembre fra le braccia dei genitori, dopo che da giorni l’imbarcazione era alla deriva, con i motori fuori uso, e stava facendo naufragio al largo di Malta.

“L’Europa ci ha strappato nostra figlia”

Dopo allarmi caduti nel vuoto e navi che non si sono fermate a soccorrerli, i migranti hanno trovato la salvezza grazie a un cargo che li ha trasportati a Creta. Secondo la testimonianza del padre di Loujin, la bambina è morta di sete, implorando un po’ d’acqua. La più piccola, Mira, è sopravvissuta ma è ricoverata in un ospedale di Creta per aver ingerito troppa acqua di mare. “In Libano rischiavamo di vivere di elemosina” ha spiegato il padre, riporta La Stampa. “Abbiamo provato a partire in maniera legale, ma l’unica via era quella del mare. Nel viaggio abbiamo investito tutti i nostri risparmi: 12mila euro“. Poi un atto d’accusa: “Credevamo che l’Europa fosse il continente dell’umanità, ci sbagliavamo. Ci ha strappato nostra figlia. Se potessimo tornare indietro mangeremmo terra in Libano piuttosto che vivere questa tragedia“.

Al centro Chiara Cardoletti, dell’Alto commissariato ONU per i rifugiati. Foto Twitter @chiaraUNHCR

Mediterraneo, tomba dei migranti

Secondo l’Unhcr, nel 2022 sono oltre 1.200 le persone che sono morte o risultano disperse nel tentativo di traversare il Mediterraneo e raggiungere l’Europa. In Italia, il centro di accoglienza di Lampedusa è al collasso. “È inaccettabile questa perdita di vite umane così come il fatto che i migranti abbiano trascorso diversi giorni alla deriva prima di essere soccorsi“, ha dichiarato Chiara Cardoletti, rappresentante dell’Alto commissariato ONU per i diritti umani. Il soccorso in mare è “un imperativo umanitario saldamente radicato nel diritto internazionale“. Ma “allo stesso tempo è necessario fare di più per ampliare i canali sicuri e regolari. E anche crearne di nuovi, per fare in modo che le persone in fuga da guerre e persecuzioni possano trovare sicurezza senza mettere ulteriormente a rischio le loro vite.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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