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Migranti tra i rifiuti, Lampedusa scoppia. In 2mila per 350 posti

Sull'isola in mezzo al Mediterraneo ci sono ormai sbarchi ininterrotti. Centinaia i bambini e ragazzi soli

Continua senza sosta l’afflusso di migranti che tentano di attraversare il Mediterraneo per giungere in Europa. Sono 1.871 gli ospiti al centro di accoglienza di Lampedusa. Il massimo dei posti disponibili è di 350. Le condizioni di vita sono insostenibili.

Ai quasi 2mila presenti nel cosiddetto “hotspot” dell’isola di Lampedusa, l’avamposto dell’Italia nel centro del Mediterraneo, si sono aggiunti 22 tunisini che erano su un’imbarcazione di 5 metri. Fra questi anche 4 donne e 3 bambini. La carretta del mare, partita da Chebba, ha incontrato a 3 miglia dal porto da una motovedetta della Guardia di finanza. In questo fine settimana, e ancora oggi 25 luglio, gli sbarchi di migranti si sono susseguiti quasi incessantemente.

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Foto Twitter @giusi_nicolini

Migranti bambini a centinaia

La Ocean Viking, nave della organizzazione non governativa SOS Mediterranée, ha prestato soccorso a tre imbarcazioni. E su Twitter informa che si trova con 268 naufraghi a bordo, tra i quali oltre 100 minori non accompagnati. A Lampedusa, 122 migranti sono sbarcati all’alba con tre barchini, e poco dopo altre tre imbarcazioni hanno portato 148 migranti sull’isola. Gli sbarchi avvengono sempre di più attraverso piccole imbarcazioni. Al mattino del 25 luglio sono stati dunque 270 gli sbarchi. in meno di due ore.

La condizione di vita quotidiana dei migranti accolti nell’hotspot lampedusano strapieno è stata documentata fotograficamente l’8 luglio scorso dalla ex sindaca di Lampedusa, Giusi Nicolini. Sono trascorsi venti giorni ma le immagini che pubblichiamo rendono bene l’idea.

La Guardia costiera tunisina, da parte sua, informa che nella notte fra sabato e domenica ha bloccato 19 “attraversamenti delle frontiere marittime“. Con operazioni in mare in cui sono state soccorse 215 persone, 116 di diverse nazionalità africane, il resto tunisini. Sequestrata anche una somma in contanti di 5.000 euro. Ma l’emergenza umanitaria dei profughi e dei migranti in fuga da tanti paesi del mondo in cui si sta male perché c’è la miseria, la fame o direttamente la guerra, non si limita al Mediterraneo. E neppure a coloro che giungono in Italia attraverso la Libia, paese su cui si appuntano da tempo l’attenzione e la denuncia di papa Francesco per le condizioni di vita dei profughi internati in centri di reclusione.

Foto Twitter @SOSMedIntl

Tragedia in mare

Nei Caraibi, almeno 17 migranti, fra cui un bambino, provenienti da Haiti, sono morti al largo delle Bahamas. La barca a bordo della quale si trovavano si è capovolta. L’isola di Haiti è uno dei paesi più poveri in assoluto al mondo. Il premier delle Bahamas, Philip Davis, ha affermato che si ritiene che le persone a bordo stessero viaggiando verso Miami, in Florida. La polizia locale ha detto che la barca si è capovolta a oltre 11 chilometri di distanza al largo dell’isola di New Providence. Ci sono anche dei sopravvissuti. Altre 25 persone a bordo dell’imbarcazione si sono salvate. E fra esse una donna ritrovata viva all’interno della barca, mentre almeno una persona è ancora dispersa. Le ricerche sono in corso. Due persone, entrambe cittadine delle Bahamas, sono finite agli arresti per sospetto contrabbando di esseri umani.

Migranti all’hotspot di Lampedusa. Foto Twitter @giusi_nicolini

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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