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Europa ancora nel mirino della speculazione: manca la solidarietà

La tempesta globale nei confronti di una UE poco reattiva e solidale

L’Unione Europea è finita sotto il mirino di una tempesta globale come non si vedeva dalla crisi finanziaria del 2008. La stretta energetica del Cremlino persegue l’obbiettivo non solo di impoverire il continente europeo, ma di vedere vacillare l’appoggio dell’opinione pubblica nei confronti delle sanzioni alla Russia.

Nella speranza di ottenere questo risultato, Putin sta facendo semplicemente leva sul nostro punto debole, che va aldilà della dipendenza europea dal gas russo. Ma è essenzialmente un fatto politico: la divisione politica dell’Europa. Il punto più vulnerabile del vecchio continente sta nella sua mancanza di compattezza e di reattività politica nelle questioni globali. E alla fine nell’inesistenza di quel profondo sentimento di solidarietà europea in cui i nostri padri fondatori avevano tanto sperato.

Ursula Von Der Leyen-Foto di Pietro Naj-Oleari

Ne è la prova l’Olanda, che pur di conservare i propri profitti, ostruisce da mesi, assieme alla Germania, la strada per un accordo su un tetto massimo al prezzo del gas. Dando spago al gioco di Putin. Certo senza il gas russo le riserve europee ad oggi sarebbero un po’ più vuote. Ma si sono “riempite” a prezzi stellari. Ed il primo a beneficiarne alla fine è stato proprio Putin, che ha ricevuto fino ad oggi importanti risorse economiche proprio da quell’Europa che sostiene le sanzioni. Tutto questo mentre le aziende europee scontano oggi dei costi di importazione del gas e di produzione altissimi. Com’è possibile che ci troviamo ancora a settembre all’interno di un tale circolo vizioso?

L’Europa e il circolo vizioso della speculazione

Com’è possibile che si sia fatto finta di non vedere durante quest’estate i ripetuti comportamenti irresponsabili di Putin, riguardo le quantità di gas via via concesse all’Europa? Pensavamo davvero che Mosca avrebbe dato all’UE una quantità tale da colmare il resto delle riserve necessarie per affrontare l’inverno? La classe politica ha europea ha solo sperato che le cose si risolvessero da sole. In più, non hanno agito per dare fiducia ai mercati, così da meglio gestire la speculazione sui prezzi: il cosiddetto effetto gregge regna sovrano.

Europa
Europa-Foto da Pixabay

Lo stesso comportamento che alimentò la crisi del debito sovrano del 2012. L’Europa è intrappolata oggi in un circolo vizioso che le impedisce di agire unita come i mercati globali richiederebbero. Anche allora se la BCE avesse agito più rapidamente in difesa di quei paesi finiti sotto l’attacco speculativo della finanza anglo-americana contro l’Eurozona, si sarebbero risparmiati parecchi milioni e miliardi di euro. Ma anche al tempo la solidarietà europea venne meno e si perse tempo inutile. Oggi sta accadendo un po’ la stessa cosa. I paesi toccati meno dalla crisi energetica si rifiutano di andare incontro alle esigenze di chi sta soffrendo di più. Eppure come nel 2012 basterebbe poco. Ne è la prova tangibile l’effetto “anti-spread” che la dichiarazione riguardo un probabile accordo sul tetto del gas, da parte della Von der Leyen, ha avuto poco dopo sui prezzi del gas. Un po’ alla “whatever it takes” di Mario Draghi.

L’isteria della Germania e gli egoismi nazionali

L’isteria della Germania riguardo i pericoli sul price cap, è oggi eccessiva e senza una vera logica. Inizialmente vi era il timore di Berlino che Putin avrebbe chiuso i rubinetti. Qualcosa che Mosca ha già quasi praticamente attuato senza alcun price cap. Come si può fare affidamento dopotutto sulle quantità di gas rilasciate proprio dall’uomo che più di tutti non vede l’ora di punire l’Europa per la sua scelta di posizione al fianco dell’Ucraina? Il secondo delirio della Germania riguarderebbe la paura che un price cap possa disincentivare gli altri fornitori stranieri a rimanere nel mercato europeo e cercare fortune altrove dove magari il prezzo è più alto. Perché altro problema in seno all’Ue è proprio su quale mercato e come fissare il prezzo. Ma bisogna renderci conto che qui il problema non è a valle ma a monte: più l’Europa perde tempo e più i mercati sono in balia della speculazione.

Europa-Foto da Pixabay

Il messaggio politico da parte dell’UE unita su un price cap, darebbe un duro colpo alla speculazione prima di tutto. E poi a Putin che a questo punto perderebbe prima di tutto il gigantesco surplus che sta riscattando dalle vendite di gas stellari. E questo non è poco se si spera di indebolirlo economicamente. Che sarebbe il principale obbiettivo delle sanzioni. Il fatto è che troppo spesso l’Europa rimanda a domani ciò che potrebbe fare oggi. Troppo spesso per andare incontro agli egoismi nazionali, non si presenta unita nelle questioni globali che contano davvero. E di conseguenza accusa dei colpi mortali. La dura verità è che abbiamo costruito in questi decenni un mercato comune e una moneta unica, ma non abbiamo coltivato un’Europa politica. E la globalizzazione possiede una potenza altamente distruttiva quando ci si presenta divisi e incerti sul da farsi.

Chiara Cavaliere

Attualità, Spettacolo e Approfondimenti

Siciliana trapiantata nella Capitale, dopo la maturità classica ha coltivato la passione per le scienze umane laureandosi in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Senza mai abbandonare il sogno della recitazione per cui ha collaborato con le più importanti produzioni cinematografiche italiane tra cui Lux Vide, Lotus e Italian International Film.
Si occupa di attualità e degli approfondimenti culturali e sociali di MAG Life, con incursioni video. Parla fluentemente inglese e spagnolo; la scrittura è la sua forma di attivismo sociale. Il suo mito? Oriana Fallaci.

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