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Afghanistan un anno dopo, la protesta delle donne contro i talebani

Un corteo a Kabul disperso con la forza. Il 15 agosto 2021 i fondamentalisti sono tornati al potere, comprimendo molto i diritti delle donne

Nel giorno di Ferragosto di un anno fa i talebani prendevano il potere in Afghanistan. Alla vigilia del primo anniversario della riconquista del paese da parte dei fondamentalisti islamici, alcune decine di donne sono scese per le strade a Kabul, protestando e chiedendo libertà e diritti.

Alcuni militanti talebani hanno sparato in aria nel tentativo di disperdere la manifestazione di protesta, che si è svolta il 13 agosto. Al corteo, nella capitale dell’Afghanistan, hanno partecipato alcune donne, che hanno coraggiosamente sfidato il regime teocratico della sharia. Hanno chiesto il ripristino del loro diritto all’educazione e alla partecipazione alla vita pubblica.

Lavoro, cibo, libertà” è uno degli slogan intonati dalle dimostranti. Dal loro ritorno al potere, un anno fa, i talebani hanno fortemente ristretto i diritti delle donne in tutto l’Afghanistan. Secondo l’agenzia di stampa France Presse, una quarantina di donne, hanno sfilato davanti al ministero dell’Educazione a Kabul. Cinque minuti dopo, i talebani sono intervenuti e le hanno disperse sparando raffiche in aria.

Disperse, inseguite e picchiate

Le manifestanti portavano uno striscione su cui si leggeva: “Il 15 agosto è una giornata nera“, in riferimento alla data della caduta di Kabul e dell’Afghanistan in mano ai talebani, lo scorso anno. “Giustizia, giustizia. Siamo stufi dell’ignoranza“, è stato un altro slogan intonato dalle dimostranti. Prima di sparare in aria, talebani in uniforme militare e armati di fucili d’assalto avevano bloccato un incrocio vicino al corteo. Uno di loro ha simulato uno sparo mirando ai manifestanti, ha osservato un cronista di France Presse. Alcune dimostranti si sono poi rifugiate nei negozi vicini, dove sono state inseguite e picchiate con il calcio dei fucili dai talebani, riporta l’agenzia.

Foto Ansa/Epa

Afghanistan, Occidente assente?

In un momento in cui gli occhi del mondo sono puntati sull’Ucraina, a fine luglio si era tenuta a Tashkent, capitale dell’Uzbekistan, una conferenza internazionale sull’Afghanistan. Lo ricorda sul Fattoquotidiano.it Davide Cancarini. L’evento ha visto la partecipazione di un centinaio di delegazioni da 30 paesi che si sono confrontati con i leader dei talebani. Ai lavori hanno preso parte anche funzionari del Governo degli Stati Uniti, dell’ONU e dell’Unione europea, ma è stato evidente come la conferenza abbia sancito una volta di più che la vicenda afgana è ormai quasi esclusivamente una partita asiatica. Di pochi giorni fa, il 2 agosto, la notizia dell’uccisione a Kabul, da parte di un drone americano, di Ayman Al Zawahiri, leader di Al Qaeda. Già braccio destro di Osama Bin Laden, Al Zawahiri fu tra coloro che progettarono gli attacchi dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York.

Da sin., Basira, Sadaf e Shokria, 3 giovani afghane che hanno lasciato il paese dopo la presa del potere del talebani il 15 agosto 2021 e si sono rifugiate il Francia. Foto Ansa/Epa Mohammed Badra

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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