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Italiani morti a New York, le possibili cause del decesso

La polizia al momento esclude l'omicidio e propende per un'overdose di droga

Sembra che possa essere un’overdose di sostanze stupefacenti la causa all’origine della morte, a New York, dei due italiani trovati senza vita in un appartamento del Queen’s l’11 agosto.

In base ai primi riscontri, la polizia della Grande Mela esclude l’omicidio. Secondo il Daily News, che cita fonti sempre della polizia, il sospetto è che siano morti per overdose di droga. Luca Nogaris e Alessio Picelli, rispettivamente di 38 e 48 anni, vivevano a Rovigo. Lavoravano assieme nel settore dell’arredamento. Erano soci in affari ma anche amici. Luca era un artigiano, esperto di edilizia e impianti, Alessio un arredatore di interni. Quest’ultimo, con un altro socio, era anche titolare di una negozio di arredo-design nel capoluogo polesano. Erano a New York da circa un mese.

Da sin., Luca Nogaris, 38 anni, e Alessio Picelli, 48 anni

La polizia – riporta il Daily News – ha riferito che gli agenti hanno rinvenuto vicino ai corpi accessori legati a sostanze stupefacenti. Sarà comunque disposta l’autopsia per determinare con certezza le cause della morte. E il consolato generale d’Italia a New York, in stretto raccordo con la Farnesina, segue con grande attenzione il caso. Il Consolato, in costante contatto con le autorità locali affinché sia fatta piena luce sul decesso dei connazionali, continuerà a prestare ogni possibile assistenza alle famiglie. Nogaris e Picelli erano partiti un mese fa per New York, ufficialmente per una vacanza. In realtà, assieme ad un terzo amico, che li aveva raggiunti nella metropoli statunitense, volevano anche studiare sul posto il progetto di ristrutturazione di una casa che era stato commissionato loro.

New York, il terzo uomo

Vista la lunga permanenza negli Usa, avevano affittato per questo un appartamento nel Queen’s, sulla 29 strada. Luca e Alessio sarebbero stati da soli a casa. L’amico che alloggiava con loro ha spiegato alla polizia di aver trovato i due amici al rientro nell’appartamento, dopo che si era allontanato per fare degli acquisti. Nell’appartamento gli investigatori non avrebbero trovato segni di scasso. La polizia di New York ha sentito lungamente il terzo uomo, cercando di ricostruire tutti i contatti dei due rodigini, e gli impegni che li aspettavano, e ha perquisito la camera dei tre.

Picelli

Per Alessio Picelli gli States erano una destinazione non nuova. Le pagine social del 48enne mostrano le immagini di molti viaggi sia a New York sia a Miami, spesso per lavoro. Il socio di Picelli nell’attività commerciale a Rovigo, Gianpietro, ha voluto fare solo un breve commento sulla tragedia: “Stiamo cercando di capire cosa è successo. Alessio era molto più che un socio, era un amico. Abbiamo avuto la notizia ieri mattina, sono due giorni che non dormo“. L’uomo lascia la moglie.

Nogaris

Luca Nogaris, papà di tre bimbi, si era separato dalla compagna, e viveva da solo. Le famiglie sono angosciate: ora aspettano notizie ufficiali per capire cosa sia successo in quell’appartamento nel Queen’s. La notizia ha sconvolto anche il capoluogo polesano. Il papà di Luca Nogaris è conosciuto come grande appassionato di rugby, lo sport ‘cittadino’, e tra i messaggi di vicinanza uno dei primi è stato quello del folto gruppo degli Old rossoblù.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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