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Usa, l’aborto non è più un diritto in tutto il paese. Texas e Missouri i primi a vietarlo

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Svolta negli Stati Uniti sull’aborto. La Corte suprema statunitense ha abolito la storica sentenza Roe v. Wade con cui nel 1973 la stessa Corte aveva legalizzato negli Usa l’interruzione volontaria di gravidanza.

La Costituzione non conferisce il diritto all’aborto“, si legge nella sentenza. La decisione è stata presa da una Corte divisa: 6 voti a favore e 3 contrari. Ora quindi i singoli 51 Stati federali degli Usa saranno liberi di applicare le loro leggi in materia. È già emerso che Texas e Missouri renderanno l’aborto illegale. Lo Stato di New York assicura: “Qui resta possibile“. Interviene anche l’ONU: abolire il diritto ad abortire è “un colpo terribile ai diritti umani delle donne“.

Foto Ansa/Epa Michael Reynolds

Aborto, appello di Biden

Oggi è un giorno triste per la Corte suprema e il paese” ha detto Joe Biden. “La Corte suprema Usa ha portato via un diritto costituzionale“, ha detto. Ribaltare la sentenza è “un tragico errore“, frutto di una “ideologia estrema” dominante nella Corte suprema Usa. Adesso, ha aggiunto Biden, “sono a rischio la salute e la vita delle donne nel Paese“. Il presidente Usa ha quindi lanciato un appello a Capitol Hill per ripristinare la sentenza sul diritto all’aborto come legge federale. “Ora tocca al Congresso“, ha detto, promettendo che la sua amministrazione resterà vigile.

Proteste contro l’abolizione dell’aborto. Foto Ansa/Epa Will Oliver

Il presidente americano ha inoltre dato mandato al segretario alla Salute di garantire l’accesso delle donne alla pillola abortiva e altri farmaci per “l’assistenza riproduttiva” approvati dalla Food and Drug Administration. Lo ha annunciato la Casa Bianca. “Le donne devono rimanere libere di viaggiare in sicurezza in un altro Stato per cercare le cure di cui hanno bisogno“. “Se una donna vive in uno Stato che vieta l’aborto, la decisione della Corte Suprema non le impedisce di viaggiare in uno Stato che lo consente“, ha sottolineato Joe Biden. E ha aggiunto che se qualche funzionario statale o locale cerca di interferire con questo diritto fondamentale troverà l’opposizione della sua amministrazione.

Cosa succede adesso

Il divieto di aborto è atteso entrare in vigore in 13 Stati americani nei prossimi 30 giorni. Si tratta di Stati repubblicani che hanno approvato leggi stringenti sull’aborto legandole all’attesa decisione della Corte Suprema sulle Roe v. Wade. I 13 stati possono vietare l’aborto nell’arco di un mese eccetto nei casi in cui la vita della madre è in pericolo. Il Missouri ha annunciato di essere il primo Stato a vietare l’aborto, che ora è illegale anche in Texas con effetto immediato. Tre Stati liberal della costa pacifica – California, Oregon e Washington – hanno annunciato un impegno comune a difendere i diritti d’aborto. “L’accesso all’aborto è un fondamentale diritto umano e resta sicuro, accessibile e legale a New York“, assicura il governatore dello Stato, Kathy Hochul. Le fa eco il sindaco della Grande Mela, Eric Adams. “Qui siete le benvenute“, assicura alle donne.

Foto Ansa/Epa Will Oliver

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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