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Referendum sulla giustizia: cosa si vota, le posizioni dei partiti

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Contestualmente alle elezioni amministrative, domenica 12 giugno si voteranno anche i referendum sulla giustizia. Cinque i quesiti, di tipo abrogativo. Perché i referendum siano validi occorre il quorum del 50%+1 degli aventi diritto al voto.

Nei cinque quesiti si affrontano i temi della riforma del Csm, l’equa valutazione dei magistrati, la separazione delle carriere tra giudici e pm, i limiti agli abusi della custodia cautelare e l’abolizione della legge Severino. Ma quali sono le posizioni dei partiti? I promotori della raccolta firme per il referendum sono stati la Lega e il Partito Radicale.

Foto Ansa/Angelo Carconi

Il Carroccio, insieme a Forza Italia, Azione e Italia Viva, è apertamente favorevole a tutti e cinque i referendum. Il 23 maggio, durante il consiglio federale del partito, Salvini ha ribadito ancora una volta il sì della Lega. Mentre da Forza Italia, Berlusconi ha fatto sapere: i referendum sulla giustizia sono “fondamentali” e il loro successo potrebbe “contribuire a cambiare davvero il rapporto fra lo Stato e il cittadino e fare dell’Italia un Paese più garantista e quindi più libero“. Matteo Renzi, per Italia Viva, ha ribadito a più riprese il suo sì. E si è schierato per il sì anche Carlo Calenda, con il suo partito Azione.

FdI, diversità col Centrodestra

Posizione più articolata, invece, per Fratelli d’Italia. Nei mesi scorsi Giorgia Meloni si era schierata a favore della separazione delle carriere dei magistrati, dell’eliminazione delle firme per le candidature al Csm e della possibilità per gli avvocati di valutare l’operato dei magistrati, ma si è detta contraria sia alla limitazione della custodia cautelare che all’abolizione della legge Severino. Recentemente Meloni ha poi detto che intorno alla consultazione del 12 giugno “c’è un silenzio dilagante. Noi di Fdi siamo favorevoli al pronunciamento dei cittadini sulla giustizia, tema sul quale il Parlamento ha storicamente difficoltà a legiferare“.

Foto Ansa/Matteo Corner

Le posizioni di PD e M5S

Nel centrosinistra il Partito Democratico opta per la libertà di voto: “Il Pd non è una caserma e men che meno su questi temi. C’è la libertà dei singoli”, ha detto il segretario del PD, Enrico Letta. In caso di vittoria, ha però sottolineato Letta, questi referendum “aprirebbero più problemi di quanti ne risolverebbero“. Il Movimento Cinque Stelle è il più contrario. “I quesiti referendari sulla giustizia offrono una visione parziale”, aveva detto a febbraio Giuseppe Conte. E più di recente Conte ha spiegato che, così come sono concepiti, i quesiti “sono frammenti normativi che intervengono quasi come una vendetta della politica nei confronti della magistratura“.

Referendum, per cosa si vota

I 5 quesiti sulla giustizia che la Corte costituzionale ha ritenuto ammissibili, lo scorso febbraio – bocciati quelli su eutanasiacannabis e responsabilità civile dei magistrati – saranno dunque oggetto della tornata referendaria del 12 giugno. Gli italiani potranno votare referendum abrogativi. Votando sì per raggiungere l’obiettivo dei quesiti; no per lasciare le cose come stanno. I quesiti riguardano la riforma del Csm e l’abolizione della legge Severino. Ma anche i limiti agli abusi della custodia cautelare (carcerazione preventiva); la separazione delle funzioni dei magistrati; la loro equa valutazione.

Foto Ansa

Riforma Csm e legge Severino

Il quesito sulla riforma del Csm è teso a evitare che i magistrati che si candidano a diventare membri dell’organismo di autogoverno della magistratura siano espressione di correnti e cordate, a detrimento del valore professionale e umano della persona. Per quanto riguarda la legge Severino, i proponenti il referendum intendono abolirla. Ciò al fine di eliminare l’automatismo della decadenza dalla carica pubblica di parlamentari, rappresentanti di governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali condannati. L’obiettivo è di restituire ai giudici la facoltà di stabilire se applicare o meno l’interdizione dai pubblici uffici. Troppo spesso – sostengono i promotori del quesito – si assiste a vuoti nelle cariche pubbliche per condanne subite da amministratori che poi risultano assolti in un secondo momento dal giudice.

Foto Ansa

Sulla stessa lunghezza d’onda il referendum contro gli abusi della custodia cautelare. “Ogni anno migliaia di innocenti vengono privati della libertà senza che abbiano commesso alcun reato e prima di una sentenza anche non definitiva” spiega il Comitato promotore sul sito Referendum giustizia giusta. L’obiettivo del referendum è di fare in modo che “finiscano in carcere prima di poter avere un processo soltanto gli accusati di reati gravi.

Referendum separazione carriere

Circa la separazione delle funzioni dei magistrati, il referendum intende abolire la situazione attuale, per cui un pubblico ministero può passare a fare il giudice e viceversa. L’obiettivo è garantire l’imparzialità del giudice e la trasparenza dei ruoli. Il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale. Infine l’equa valutazione. Con il referendum i promotori intendono estendere la possibilità di valutazione dei magistrati anche ai rappresentanti dell’Università e dell’Avvocatura dei Consigli giudiziari. Non solo, come avviene adesso, ai rappresentanti dei magistrati stessi.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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