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Oligarchi russi, catena di morti misteriose. E il capo di Lukoil si dimette

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Le ombre lunghe della guerra in Ucraina si stendono come un manto di morte sugli oligarchi russi. Nell’arco di poche ore, fra il lunedì e il martedì di Pasqua, due apparenti omicidi-suicidi hanno posto fine alla vita delle famiglie di Vladislav Avayev a Mosca e di Sergei Protosenya a Lloret del Mar (Barcellona). Ieri 21 aprile Vagit Alekperov si è dimesso dalla guida del colosso petrolifero Lukoil. Aveva chiesto al “rapida cessazione del conflitto” con Kiev.

Omicidio mafioso in Spagna?

Martedì 19 aprile gli inquirenti catalani hanno trovato nella sua villa di Lloret de Mar il cadavere di uno degli oligarchi più importanti, Sergei Protosenya, 55enne vicepresidente del colosso del gas Novatek. Morti con lui la moglie Natalya (53 anni) e la figlia Maria 18enne. A dare l’allarme, non riuscendo più a contattare la famiglia, era stato il figlio maggiore della coppia. Gli investigatori dei Mossos d’Esquadra stanno visionando le immagini registrate dalle telecamere della magione. Valutano anche l’ipotesi di un triplice omicidio in stile mafioso. A quanto riferiscono i siti di news locali, le due donne presentavano segni di accoltellamento, mentre Protosenya era impiccato.

Putin col ministro della Difesa, Shoigu

Putin: “Vi sputeremo come moscerini

Protosenya, laureato in economia e ingegneria alla Kuibyshev School di Mosca, è stato chief financial officer della compagnia petrolifera Tarkosaleneftegaz e capo contabile di Novatek, prima di scalare l’azienda. Nel 2011 il suo patrimonio stimato era di 440 milioni di dollari. Nella villa di Lloret de Mar c’erano sei automobili di lusso (Bmw, Mercedes, Mustang e Audi) e mazzette di denaro in contanti da diecimila euro ciascuna. Un profilo che non può non richiamare il gelido avvertimento di Vladimir Putin, in relazione alla guerra contro l’Ucraina, a quegli oligarchi e uomini d’affari russi “che hanno una villa a Miami o in Costa Azzurra.” I quali “non possono fare a meno del foie gras, delle ostriche o delle cosiddette libertà di genere“. “Il popolo russo li sputerà semplicemente fuori, come un moscerino che gli è volato accidentalmente in bocca, aveva detto in un messaggio trasmesso in tv lo scorso 16 marzo.

Mosca, il caso Avayev

Il lunedì di Pasqua, a Mosca è stato trovato morto Vladislav Avayev, 51 anni, ex consigliere del Cremlino. Nonché ex vicepresidente della Gazprombank, la banca del gas diventata snodo dei pagamenti di gas russo in rubli. Anche in questo caso la scena sembrava ricondurre a un omicidio-suicidio nell’ambito di una famiglia di oligarchi. Il cadavere di Avayev aveva la pistola in mano e accanto al suo – nell’appartamento al 14° piano di un lussuoso condominio di Mosca – c’erano i corpi senza vita della moglie incinta Yelena (47 anni) e della figlia Maria di 13. Anche in questo caso a trovarli era stata la figlia maggiore, Anastasia, di 26 anni. Avayev era stato vicecapo di un importante dipartimento dell’amministrazione del Cremlino. Fra le testimonianze dei vicini di casa, che il Daily Mail ha raccolto, qualcuno ha avanzato dubbi: “Non aveva motivo di farlo. Era ricco, intelligente. Non è possibile che un uomo del genere possa uccidere“.

Negoziatori ucraini e russi a Istanbul il 29 marzo: il giorno dopo l’avvelenamento di Abramovich

Oligarchi, le dimissioni di Alekperov

Diverso il caso del numero uno del colosso petrolifero Lukoil, Vagit Alekperov, 71 anni. Si tratta di uno dei pochi oligarchi che si sono dimessi dal proprio ruolo. Lukoil ha annunciato ieri 21 aprile che il “presidente e membro del consiglio di amministrazione Vagit Alekperov ha informato la società sulla sua decisione di dimettersi“. L’azienda è tra quelle più colpite dalle sanzioni occidentali. Nella nota non sono indicate le motivazioni che stanno dietro alla decisione di Alekperov. Imprenditore nato in Azerbaigian, aveva fondato nel 1991 la prima società energetica statale verticalmente integrata: Langepas-Uray-Kogalymneft, poi diventata Lukoil. Le sue dimissioni arrivano dopo una settimana dall’inserimento di Alekperov nella nuova lista di personalità russe sanzionate dal Regno Unito.

L’oligarca russo Roman Abramovich, 55 anni

Una catena di morti e dimissioni oscure, dunque, che non può non far pensare anche al caso del presunto avvelenamento dell’ex patron del Chelsea, Roman Abramovich. Il Wall Street Journal lo aveva reso noto lo scorso 28 marzo. Il giorno successivo il magnate, da sempre considerato vicinissimo a Putin, era comparso a Istanbul fra i negoziatori della pace in Ucraina, richiesto anche da Kiev. Secondo alcuni potrebbe aver ricevuto un ‘avvertimento’, non è chiaro da chi.

LEGGI ANCHE: Ucraina, i russi: “Presa Mariupol”. Biden: “Non ci sono prove”

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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