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La NATO in Europa: è possibile scongiurare una nuova “Guerra Fredda”?

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Oggi 4 aprile di 73 anni fa nasceva la NATO, l’organizzazione internazionale filo-atlantica per la collaborazione nel settore della difesa. Il clima di alta tensione che si instaurò in Europa alla fine della seconda guerra mondiale con l’allora Unione Sovietica, spinse gli USA ed i paesi del blocco occidentale a dare vita all’alleanza militare.

Il patto – siglato quel giorno ed entrato in vigore l’agosto dello stesso anno – prevedeva secondo l’art.5 una risposta militare congiunta qualora uno dei paesi firmatari fosse stato mai attaccato da una potenza esterna. Con la caduta del Muro di Berlino la NATO ha mutato la sua funzione. Ergendosi prima a garante internazionale del rispetto delle norme dettate dalla Carta delle Nazioni Unite, per vestire poi il ruolo di braccio armato dell’occidente nella lotta al terrorismo islamico. Oggi con il conflitto ucraino l’organizzazione sembra aver ricevuto una nuova importante linfa. Ma quanto ha giovato e giova ancora veramente all’UE?

Il segretario della Nato, Stoltenberg (a destra), col presidente polacco Duda. Foto Twitter @jensstoltenberg

L’adesione alla NATO dell’Italia

L’Italia è l’aderente con più basi NATO in assoluto con ben 120 siti ufficiali, senza nascondere quelle che potrebbero essere coperte dal segreto, si sospetta una ventina. Seconda l’ultima stima riportata dal quotidiano il Messaggero a conflitto ucraino in corso, sarebbe composto da 13.000 soldati il contingente americano nel nostro Paese. Per la posizione italiana geograficamente al centro del mediterraneo e dell’Europa, e l’ampio seguito popolare ed elettorale del Partito Comunista Italiano – dalla Resistenza a tutti gli Anni ’80 – l’Italia è stato un alleato chiave e cruciale per la strategia dell’influenza USA.

Da sinistra: Alcide De Gasperi e Giovanni Gronchi

L’adesione alla NATO fu voluta fortemente dall’allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, che non voleva tenere fuori il nostro Paese da un circuito politico di tale rilievo. In realtà in aggiunta all’opposizione delle sinistre la decisione fu parecchio osteggiata anche all’interno della DC. Era la corrente dossettiana, l’ala sinistra del partito, che si batteva per una politica neutrale, a non volerla. Senza contare quella gronchiana propendeva per il cosiddetto  terzaforzismo”. Nello specifico l’Italia secondo Gronchi avrebbe dovuto cogliere quell’opportunità di assumere il ruolo di mediatore fra il patto atlantico e la parte orientale.

L’Europa e la NATO: l’allargamento a Est dopo la Guerra Fredda

La posizione gronchiana rappresentava quella linea che i padri fondatori della Comunità Europea avrebbero desiderato per l’odierna UE. Se difatti l’ombrello di protezione offerto dagli USA all’Europa occidentale trovava la sua giustificazione nella lotta al Comunismo ed il pericolo di una sua possibile espansione ad Ovest. Dopo il 1989 questa necessità cessava di esistere. Il Patto di Varsavia, l’accordo che i paesi dell’Europa Orientale siglarono con Mosca, con la caduta del Muro vide difatti di li a poco la sua fine. Oggi dopo dello scoppio del conflitto ucraino gli analisti eviscerano la questione posta da Putin dell’espansionismo della NATO ad Est, mentre sarebbe cruciale per noi europei sapere altro: Perché la NATO è effettivamente sopravvissuta alla Guerra Fredda? 

Per gli stati dell’ex blocco sovietico l’adesione alla NATO significava quell’importante occasione di affrancamento dal regime politico del Cremlino verso una decisa svolta democratica. L’espansionismo ad Est quindi del blocco occidentale era dunque abbastanza prevedibile ed inevitabile, a meno che non avesse lasciato il passo ad un’altra alleanza militare, a bandiera europea. La NATO ha sostanzialmente occupato quello spazio vuoto lasciato libero dall’UE. La natura più commerciale di quest’ultima apriva ai paesi dell’Est un nuovo mercato e nuove occasioni di sviluppo economico, a cui si abbinava una maggiore deterrenza militare garantita dal patto filo-atlantico.

La sopravvivenza della NATO alla Guerra Fredda ha significato poi non solo il ridimensionamento dell’esigenza di un esercito europeo in seno all’UE, ma negli anni ne ha anche inevitabilmente accelerato il processo di disarmo. L’amministrazione Trump lamentò difatti nel 2018 in seno ai partner europei il grande divario di spesa militare e il conseguente peso economico che l’America ‘sopportava’.

La svolta terzaforzista

La svolta terzoforzista di Gronchi doveva essere intrapresa dall’UE molti anni fa. Avrebbe consentito un’efficace gestione degli equilibri fra est ed ovest, rispettando la naturale posizione del continente europeo. Al crollo del Muro il Patto Atlantico avrebbe dovuto cessare di esistere, perché le sue giustificazioni ideologiche erano ormai venute meno.  L’alleanza euro-atlantica è sì preziosa e cruciale nella difesa dei valori democratici, ma allo stesso tempo l’UE non può rinunciare ad una propria natura europeista.

L’Unione Europea avrebbe potuto assumere oggi un importante ruolo nella ricerca di un accordo di pace fra i presidenti Putin e Zelensky. Una posizione che oggi è resa poco credibile dalla sua dipendenza filo-atlantica. Entrambe le superpotenze, americana e russa, hanno ottenuto la loro influenza politica in Europa liberandola dai Nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Bisogna capire profondamente che l’unico modo per disinnescare i meccanismi – e le conseguenze – della Guerra Fredda è che l’Europa si ‘salvi’ da sola. 

LEGGI ANCHE: Ucraina, il massacro di Bucha scuote il mondo. L’Onu: “Crimini di guerra”

Chiara Cavaliere

Attualità, Spettacolo e Approfondimenti Siciliana trapiantata nella Capitale, dopo la maturità classica ha coltivato la passione per le scienze umane laureandosi in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Senza mai abbandonare il sogno della recitazione per cui ha collaborato con le più importanti produzioni cinematografiche italiane tra cui Lux Vide, Lotus e Italian International Film. Si occupa di attualità e degli approfondimenti culturali e sociali di MAG Life, con incursioni video. Parla fluentemente inglese e spagnolo; la scrittura è la sua forma di attivismo sociale. Il suo mito? Oriana Fallaci. Segui Chiara su Istragram Segui Chiara su Facebook

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