Non si arresta la crescita dei prezzi dei beni di consumo e dell’inflazione nel nostro Paese. Per il 9° mese consecutivo si registra un’accelerazione. Valori che, complessivamente, non si registravano da trent’anni.
Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel corrente mese di marzo 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dell’1,2% su base mensile. Ma quello su base annua è ben più elevato: +6,7% rispetto a 12 mesi fa. Lo comunica l’Istituto nazionale di statistica precisando che un tale livello di inflazione non si registrava dal luglio del 1991.
Anche nel corso del marzo 2022 sono i prezzi dei beni energetici non regolamentati a sostenere l’ulteriore crescita dell’inflazione. Stiamo parlando dell’energia elettrica per le bollette del mercato libero. Ma anche dei carburanti per gli autoveicoli, i lubrificanti e i combustibili per uso domestico. Pesa inoltre sul carovita la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” che accelera di quasi un punto percentuale, portandosi a +5%.
A marzo accelerano sia i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +4,1% a +5,0%) sia quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,3% a +6,9%).
L’inflazione di fondo – al netto degli energetici e degli alimentari freschi – accelera da +1,7% a +2,0%. Quella al netto dei soli beni energetici da +2,1% a +2,5%. L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +5,3% per l’indice generale e a +1,6% per la componente di fondo. Mentre l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta del +2,6% su base mensile, prevalentemente per effetto della fine dei saldi invernali, di cui il NIC non tiene conto, e del +7,0% su base annua (da +6,2% di febbraio).
Inflazione e caro prezzi non crescono soltanto in Italia ma anche in buona parte del resto d’Europa. In Spagna l’inflazione schizza al +9,8%. Nella Germania alle prese più di noi dalla dipendenza del gas russo, l’indice dei prezzi balza al +7,3%: il valore più alto dalla riunificazione del 1990. Il problema però, secondo gli analisti, è che anche una volta svanito l’effetto del rincaro delle materie prime, la transizione energetica e la de-globalizzazione impediranno un ritorno alla fase economica precedente la pandemia. Il timore è quello di andare verso una fase di stagflazione, in cui all’inflazione si somma la stagnazione economica. Un avviso in questo senso arriva dalla presidente della Banca centrale europea (Bce), Christine Lagarde. “L’Europa entra in una fase difficile” afferma Lagarde. “Avremo un’inflazione più elevata e una crescita economica più lenta“.
Il premier Mario Draghi. Quest’anno dovrà combattere anche l’inflazione
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