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Da Eni a Carlsberg, aziende in fuga dalla Russia. Mosca rivuole i quadri prestati all’Italia

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L’Eni, il colosso italiano degli idrocarburi, ha sospeso la stipula di nuovi contratti per il petrolio dalla Russia. Crescono ogni giorno le aziende occidentali che si ritirano da Mosca, mentre l’Ermitage di San Pietroburgo chiede la restituzione delle opere prestate ai musei italiani.    

La guerra scatenata dalla Russia in Ucraina due settimane fa determina giorno dopo giorno effetti a catena. Anche nel campo dell’industria e del commercio internazionale. La scelta di Eni di non realizzare nuovi patti con i russi sul petrolio, fa sapere l’azienda, non cambia il fatto che “Eni opererà nel pieno rispetto di quanto stabilito dalle istituzioni europee e nazionali“.

Lo storico palazzo dell’Eni all’Eur (Roma). Foto Blackcat Creative Commons

Carlsberg e Heineken via dalla Russia

Decisioni simili, ma in tutt’altro settore, anche per la Carlsberg, terza azienda al mondo produttrice di birra. La società danese fa sapere che interromperà la vendita in Russia del suo prodotto più noto e che contestualmente cesserà tutte le campagne pubblicitarie laggiù. Donerà in beneficienza i profitti delle sue operazioni russe, per le quali ha già revocato gli investimenti. I birrifici Baltika Breweries – che fanno capo al gruppo Carlsberg e hanno la loro sede centrale a San Pietroburgo – proseguiranno l’attività di produzione. Ma Carlsberg vuole gestirli come un’azienda separata. Continueranno a mantenere operativi gli 8 birrifici in Russia, che contano un totale di 8.400 dipendenti. L’obiettivo, spiegano i dirigenti di Carlsberg, è di “sostenere i nostri dipendenti e le loro famiglie“. Anche la Heineken ha intanto interrotto la produzione e la vendita di birra in Russia.

Foto Twitter @boarsheaddublin

Sony stoppa Playstation e videogiochi

Alla lunga lista di aziende che stanno lasciando la Federazione russa in reazione alla guerra di Mosca in Ucraina si aggiungono poi colossi dell’equipaggiamento pesante. Come Caterpillar e John Deere, che sospendono le collaborazioni con partner russi. Il gigante giapponese dell’elettronica, Sony, ha annunciato di aver sospeso tutte le spedizioni di consolle PlayStation e di videogiochi verso la Russia. Sony ha inoltre donato 2 milioni di dollari all’Unhcr (l’Alto commissariato Onu per i rifugiati). Ma anche all’organizzazione Save the Children, a sostegno delle vittime della guerra.

L’attacco russo all’Ucraina e le sanzioni a livello internazionale stanno avendo conseguenze in ogni settore della società e dell’economia, anche nel mondo dell’arte. La Russia pretende infatti la restituzione di tutte le opere prestate a istituzioni estere. Il celeberrimo Museo Ermitage di San Pietroburgo, in particolare, chiede la cessazione dei prestiti artistici concessi per le mostre a Palazzo Reale e alle Gallerie d’Italia, a Milano. Analoghe richieste sono giunte dal Governo russo alla Fondazione Fendi di Roma e a Casa Gavazzini di Udine. “Quando un proprietario chiede la restituzione delle proprie opere, queste devono essere restituite“, ha commentato il ministro della Cultura, Dario Franceschini. Intanto sono state sospese “con effetto immediato” tutte le attività relative all’iniziativa Anno incrociato dei musei Italia-Russia.

La facciata ovest del Museo Ermitage di San Pietroburgo. Foto Wikimedia Commons

LEGGI ANCHE: Lo yacht di Putin ormeggiato in Toscana? “Inchiesta della Finanza”

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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