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Russia-Ucraina, gli occhi del mondo sui negoziati di Gomel in Bielorussia

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Al mattino di oggi 28 febbraio cominceranno i primi negoziati fra una delegazione russa e una delegazione ucraina a Gomel in Bielorussia, città non distante dal confine settentrionale ucraino, che dista circa 280 chilometri da Kiev. Poco prima delle 10 ora italiana è arrivata al confine la delegazione ucraina, di cui fanno parte il ministro della Difesa, Oleksii Reznikov, e il deputato David Arakhamia, leader del partito di Volodymyr Zelensky. Gli occhi del mondo sono puntati su un piccolo, forse piccolissimo, spiraglio di pace per fermare la guerra che dall’alba del 24 febbraio infuria in tutta l’Ucraina a seguito dell’invasione russa.

Ucraina, i russi: “Andate via da Kiev

L’esercito russo ha annunciato che la popolazione di Kievpuò lasciare liberamente la città” e rivendica la “supremazia aerea” in tutta l’Ucraina. L’esercito russo ha accusato inoltre le autorità ucraine di utilizzare la popolazione civile di Kiev come “scudo umano“. Ma già ieri Mosca ha ammesso per la prima volta che ci sono “perdite” fra i propri militari. L’attuale strategia sembra prevedere attacchi da nord, da est e da sud, ovvero da tutto il confine russo-ucraino, ma non la presa delle città, bensì il loro accerchiamento. L’esercito ucraino e i volontari combattenti hanno già dimostrato una capacità di resistenza all’invasore che, secondo Londra, va oltre le aspettative russe.

Mosca, l’incubo di una Stalingrado al contrario

Come è noto le autorità ucraine hanno invitato la popolazione ad armarsi di bombe molotov (bottiglie incendiarie), pronta dunque a difendersi casa per casa. Cosa che già sta avvenendo. Qualora i russi entrassero in forze nelle città – a cominciare da Kiev che è circondata e bombardata a da aerei e missili – non sarebbe da escludere una resistenza ancora più accanita. Uno scenario di combattimenti come a Stalingrado (l’odierna Volgograd) durante la seconda guerra mondiale. Quando gli invasori nazisti, avendo occupato i due terzi della città, credevano di averne il controllo. Ma i russi – militari e comuni cittadini, donne comprese – resistettero asserragliati nelle case per mesi, fattore determinante per la sconfitta degli occupanti.

Ucraina, terrore e profughi in fuga

Nella quinta notte di combattimenti, dopo qualche ora di calma apparente le sirene hanno ripreso suonare nelle città. Esplosioni, incendi, fughe nei rifugi e il terrore che non cessa di attanagliare la popolazione caratterizzano ormai la vita delle persone in Ucraina. Si contano in quasi mezzo milione i cittadini fuggiti da Kiev e da tutte altre principali città e paesi, da un territorio grande due volte l’Italia. Polonia e Romania le mete principali di donne, anziani e bambini, spesso accompagnati dagli uomini alla frontiera. I quali, poi, tornano indietro a combattere. Il Governo ha del resto imposto la mobilitazione generale a tutti i maschi dai 18 al 60 anni.

Gli effetti della guerra su mercati e banche

Attraverso il sito Viaggiare sicuri del ministero degli Esteri, la Farnesina raccomanda fortemente agli italiani presenti in Russia di lasciare il Paese. La stessa cosa hanno fatto Francia e Stati Uniti. Joe Biden sentirà oggi gli alleati per valutare il prossimo passo dopo che Putin ha messo in stato di allerta il sistema di difesa nucleare della Russia. L’Onu torna a riunire il Consiglio di Sicurezza per proporre una tregua per evacuare donne e bambini. A tremare, dopo le nuove sanzioni alla Russia e la minaccia nucleare evocata da Putin sono stati soprattutto i mercati finanziari. Il rublo ha ceduto quasi il 30% sul dollaro sulle piazze asiatiche; il petrolio è schizzato a 98,46 dollari al barile. La metà delle riserve della banca centrale di Mosca sono congelate nelle casseforti dei Paesi del G7.

LEGGI ANCHE: Il giorno in cui la guerra è tornata nel cuore dell’Europa

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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