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“Johnson? È come Trump, inaffidabile”: l’attacco di John Major

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Mentre la ministra degli Esteri britannica, Liz Truss, volava a Mosca per un’iniziativa diplomatica sulla crisi ucraina senza successo, e il premier Boris Johnson in persona annunciava la fine delle ultime restrizioni anti Covid, nel tentativo di recuperare un minimo di credibilità politica personale, su Londra è piombato un nuovo pesante siluro di ‘supporto’ al party-gate. A lanciarlo Sir John Major, a capo del Governo di Sua Maestà come successore di Margareth Thatcher fra il 1990 e il 1997. Dopo Theresa May, dunque, un altro notabile dei Tories, il partito di Johnson, fa sentire il suo peso sulla vicenda.

Party-gate, Johnson nei guai

Lo scandalo dei festini in allegria nella residenza del Primo Ministro al 10 di Downing Street, durante i giorni del lockdown nel 2020, non solo non accenna a sgonfiarsi ma è diventato un’ossessione per tutta la politica inglese. Ed è probabile che entro questa settimana la polizia senta alcune decine di testimoni, non escluso lo stesso Boris Johnson. I Tories sono sempre più convinti che BoJo, il ‘cavallo’ su cui avevano scommesso in tempi di Brexit sia diventato un ronzino. E, senza un purosangue, al glorioso ippodromo di Ascot non si vince. Figuriamoci alle prossime elezioni in Gran Bretagna attese per il 2024, sempre che il Governo Johnson non cada prima.

Major, attacco frontale a BoJo

Per questo, in un discorso preparato con cura, oggi 10 febbraio, l’ex Primo Ministro John Major ha attaccato a testa bassa Boris Johnson. Collegando l’inquilino di Downing Street direttamente all’ex Presidente Usa, Donald Trump, Major ha avvertito che la democrazia “non è una fantasia passeggera“. E la si può conservare soltanto attraverso la fiducia pubblica e governi che sostengono valori comuni. “La nostra democrazia è una struttura fragile; non è una fortezza impenetrabile. Può cadere se nessuno sfida ciò che è sbagliato o non combatte per ciò che è giusto”, ha detto Mayor.

“Su Johnson il dovere di agire”

Al numero 10, il Primo Ministro e i funzionari hanno violato le leggi sul blocco“, ha scandito Major. “Le scuse sfacciate sono state inventate. Giorno dopo giorno si è chiesto ai cittadini di credere all’incredibile. I ministri sono stati inviati a difendere l’indifendibile, finendo col sembrare creduloni o sciocchi.” “Boris Johnson sembra credere che le regole non si applichino a lui” ha rincarato la dose John Mayor. “E sta creando un’atmosfera di sfiducia nella politica che minaccia il futuro democratico a lungo termine del Regno Unito“. L’ex primo ministro Tory ha anche lanciato una sfida appena velata ai parlamentari conservatori, ossia quella di rimuovere Johnson. Il Parlamento, ha detto, “ha il doveredi agire di fronte alle minacce alla fiducia e alle istituzioni. Chi vuol capire, capisca.

Rishi Sunak (a sin.). Il ministro del Tesoro potrebbe succedere a Johnson. Foto Twitter @RishiSunak

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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