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Tennis, Profumo di Davis per l’Italia

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Finalmente è arrivato il giorno in cui, a conclusione di una stagione fatta di tantissime gioie e pochissime note stonate, il tennis torna azzurro per la Coppa Davis. Le Finals della competizione sono partite ieri 25 novembre con 18 nazionali in campo. Si concluderanno con chi conquisterà l’ambita insalatiera il 5 dicembre a Madrid. Gironi e quarti si disputeranno in tre città diverse, oltre a quella della finalissima: Innsbruck e la nostra Torino. Ormai tempio italiano del tennis invernale.

Il cammino dell’Italia in Davis

L’Italia – sorteggiata nel Gruppo E – scende in campo proprio sotto La Mole oggi alle 16 contro gli Usa e sabato 27 contro la Colombia. Se tutto va per il verso giusto il quarto di finale, sempre a Torino, si disputerà lunedì 29. La vincente se la vedrà con la prima classificata del girone D, composto da Australia, Croazia e Ungheria.

Ogni sfida prevede due match in singolare (si scontrano i numeri 2 e i numeri 1 delle nazioni) e il doppio. La squadra dell’Italtennis è agli ordini del neo capitano non giocatore Filippo Volandri, che all’esordio ha dovuto purtroppo, per tutto il tennis azzurro, affrontare la tegola dell’infortunio durante il primo match del Torneo dei Maestri del nostro n.1 Matteo Berrettini.

Al suo posto entra l’esperienza, soprattutto in doppio, di Simone Bolelli, al fianco del n.1 di questa spedizione Jannik Sinner, del n.2 Lorenzo Sonego (che piemontese gioca più in casa di tutti), di Fabio Fognini Lorenzo Musetti. Dal ruolo di altra grande favorita proverà comunque a giocarsela; anche se non può più vantare come la Russia due top-ten da schierare. Sono probabilmente proprio gli uomini di Shamil Tarpischev i grandi favoriti con Daniil Medvedev, Andrey Rublev, Karatsev e Khachanov. La Spagna di Capitan Bruguera perde causa Covid-19 il baby fenomeno Alcaraz e resta solo il fattore campo madrileno. E poi c’è la Serbia, capitanata da Viktor Troicki con il n.1 del mondo Novak Djokovic, che con Krajinovic, Lajovic, Djere e Kecmanovic potrebbe tentare il colpaccio in nome della bandiera serba.

L’impresa della Davis azzurra del 1976

Nel 1976 il vero regalo di Natale agli italiani lo fece la squadra di Coppa Davis: Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli, capitanati dal grandissimo Nicola Pietrangeli, batterono in finale il Cile giocando all’Estadio Nacional a Santiago dal 17 al 19 dicembre. Domenica prossima 28 novembre, ben 45 anni dopo al Torino Film Festival verrà presentato un documentario, dal titolo Una Squadra, diretto dal produttore Domenico Procacci su quell’impresa epica.

Epica, per il dibattito che si creò in Italia se partire o meno, per giocare in quello che era noto a tutti come un luogo di tortura della dittatura di Augusto Pinochet, più che di sport. Alla fine volarono fino al “lungo petalo di mare e neve” per scrivere quella che fino ad oggi è la più grande impresa del tennis azzurro di squadra. E non è l’unico documentario che testimonia di quella straordinaria vittoria. L’altro si chiama La maglietta rossa e racconta anche del doppio che ci diede il punto vittoria. In campo c’era una delle nostre coppie più forti di sempre – Panatta e Bertolucci – in cui il primo, noto per le sue simpatie politiche di sinistra, decise di giocare con una maglietta rossa, in omaggio alle vittime della repressione di Pinochet, convincendo il suo compagno Paolo Bertolucci a fare lo stesso. Nell’ultimo set tornarono all’azzurro. Che sia di buon auspicio, e chissà che questo 2021 speciale non ci riporti l’insalatiera.

LEGGI ANCHE: 25 novembre: el día triste de la muerte de Maradona

Ettore Mastai

Redazione interna - Esteri, Economia, Arte, Sport Giornalista professionista specializzato in politica estera ed economia. Si è laureato con lode nel 2007 con una tesi sulla rivoluzione Khomeinista. Negli anni dell'università ha coltivato la sua passione per la scrittura sportiva e per i temi del gambling. Per l'agenzia di stampa nazionale AGV News-Il Velino ha curato la sezione di Giochi e Scommesse e di Ippica e dintorni. Spesso si è occupato anche di politica nazionale in relazione ai suoi campi di azione giornalistica.

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