I ministri dell’Interno di 12 paesi europei sui 27 della Ue chiedono più muri, recinzioni e filo spinato contro i migranti. Barriere alle frontiere esterne dell’Unione da finanziare a spese dei contribuenti e innalzare rapidamente. Esistono già, da anni. E sono ben oltre i mille chilometri di estensione (vedi cartina sotto).
A firmare una lettera inviata alla Commissione e alla presidenza di turno del Consiglio Ue sono i ministri di Austria, Cipro, Danimarca, Grecia, Lituania, e Polonia. Ma anche di Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia e Slovacchia. Gli ultimi a mettersi all’opera in ordine temporale, a causa degli afflussi di immigrati dalla Bielorussia, sono stati Lituania e Polonia. Ma sono diversi ormai i Paesi Ue che hanno costruito barriere di filo spinato, dai tempi della crisi migratoria del 2015-2016.
Una richiesta di esborso rispedita al mittente dalla Commissaria agli Affari interni Ylva Johansson, che ha respinto ogni ipotesi di stanziamenti comunitari. Johansson però ha accettato l’idea della fortezza Europa. “Ogni Paese ha diritto a difendere le proprie frontiere come crede, pur nel rispetto dell’acquis europeo“. Con questa locuzione – acquis europeo – si intende l’insieme dei diritti, degli obblighi giuridici e degli obiettivi politici che accomunano gli Stati membri dell’Unione. Un patrimonio valoriale che i paesi che vogliano entrare nella Ue devono accettare senza riserve. “Ci sono già molti altri progetti sul tavolo“, ha tagliato corto la Commissaria agli Affari interni.
Muri e barriere nel 2019: oltre 1000 Km in Europa (foto da Avvenire.it)
L’iniziativa ha trovato invece il sostegno pubblico della presidenza di turno slovena del Consiglio Ue. In Italia è intervenuto sulla questione Matteo Salvini. “Se ben 12 Paesi europei con governi di ogni colore chiedono di bloccare l’immigrazione clandestina – ha dichiarato – con ogni mezzo necessario, così sia. L’Italia che dice?“. Il Governo Draghi, di cui la Lega fa parte a pieno titolo, sebbene spesso il suo leader ne parli come fosse un esponente dell’opposizione, ha sollecitato Bruxelles sulle partnership coi paesi terzi. Niente muri, dunque, ma un progetto diverso, condiviso con il gruppo dei Med5: Spagna, Malta, Grecia, e Cipro.
Secondo l’Italia servono “ulteriori sforzi in collaborazione con i Paesi di origine e transito su questioni di interesse comune“. Con “progressi tangibili nei finanziamenti” e una “maggiore concretezza e certezza sul percorso” in tempi brevi, “giorni o settimane“, hanno scritto i Paesi della fascia Mediterranea. Italia, Spagna, Malta, Grecia e Cipro respingono l’ipotesi di spacchettare il negoziato sul Patto per l’asilo, come proposto dalla presidenza di turno slovena del Consiglio Ue. Più attenta agli aspetti della sicurezza che a quelli della solidarietà.
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