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Biden sull’Afghanistan: “Ho il cuore spezzato da quelle immagini”. E ora l’America pensa di restare

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Nelle ore in cui Donald Trump torna ad attaccarlo definendo la situazione in Afghanistan “una vergogna per l’America“, il presidente Usa, Joe Biden, cerca di difendersi e rilancia. Non abbasseremo la guardia, è il suo messaggio, perché adesso a Kabulc’è il rischio che torni il terrorismo“. Il riferimento è al rischio di infiltrazioni dell’Isis e di Al-Qaeda fra i talebani ora al potere.

Biden e le truppe Usa

Nel frattempo, però, l’America mobilita l’aviazione civile. Per quella che Biden, parlando nuovamente alla nazione, ha definito la più grande operazione di evacuazione della storia. “Un’operazione difficile, dolorosa: ho il cuore spezzato nel vedere quelle immagini” ha ammesso il Presidente riferendosi alla folla disperata all’aeroporto di Kabul. Tanto da confermare che ci sono discussioni in corso sull’ipotesi di estendere oltre il 31 agosto la permanenza delle truppe Usa in Afghanistan. “Io non ho fiducia in nessuno” ha quindi risposto a chi gli chiedeva se si fidasse dei talebani, dopo che Donald Trump li ha definiti “bravi negoziatori“. “I talebani devono prendere una decisione fondamentale, che è quella di unirsi e fare il benessere del popolo afghano“, ha aggiunto il presidente americano. Sulle possibili minacce dell’Isis, ha evidenziato: “I terroristi possono approfittare della situazione, lo sappiamo“.

Sale la tensione coi talebani

La reazione dei talebani non si è fatta attendere. “Se gli Stati Uniti o la Gran Bretagna cercheranno di guadagnare tempo per continuare le evacuazioni dall’Afghanistan ci saranno delle conseguenze“. Lo ha detto il portavoce Suhail Shaheen in un’intervista a Skynews a Doha, in Qatar. “Il presidente Biden ha annunciato che il 31 agosto avrebbe ritirato tutte le truppe americane. Quindi se estendono il limite significa che stanno estendendo l’occupazione e non ce n’è bisogno“, ha detto ancora Shaheen. Se “l’intenzione è continuare ad occupare” l’Afghanistan “si romperà la fiducia e ci sarà una reazione“.

Biden: “Grazie Italia

Dal capo di Stato Usa è arrivato anche un ringraziamento esplicito a paesi come l’Italia, la Spagna e la Germania e a tutto il G7. Adesso però l’emergenza non è solo all’aeroporto di Kabul ma anche nelle basi Usa in Medio Oriente. Sono sempre più sovraffollate per l’arrivo ogni giorno di migliaia di rifugiati afghani e di cittadini americani e occidentali. Così 6 compagnie aeree statunitensi – dall’American Airlines a Delta passando per United – metteranno a disposizione almeno 18 aerei di linea. Obiettivo: trasportare in Europa e negli Stati Uniti le persone evacuate da Kabul sui cargo militari, e ammassate ora nelle basi in Qatar, Bahrein ed Emirati Arabi.

Operazione senza precedenti

Da qui gli aerei civili partiranno per altre basi in Germania, Italia, Spagna e altri Paesi europei, oltre che verso gli Stati Uniti. Allo stesso tempo gli aerei di linea faranno la spola dalle basi Usa nel Vecchio Continente verso quelle statunitensi. Una boccata di ossigeno per l’aviazione militare americana impegnata da giorni e giorni in uno sforzo immane. L’ordine alle società aeree è arrivato dal Pentagono dopo il via libera del presidente americano.

Ponte aereo come nel 1948

Con una mossa che ha pochi precedenti, Biden ha attivato il programma d’emergenza della Civil Reserve Air Fleet (Craf). Un piano nato 70 anni fa in piena Guerra Fredda, nel 1952, dopo il ponte aereo di Berlino del 1948. Solo due volte si era fatto ricorso, finora, a una decisione così estrema. Una prima volta in occasione della prima guerra del Golfo nel 1991, la seconda durante la guerra in Iraq nel 2002. I primi aerei di linea sarebbero già in volo e il Dipartimento della difesa americano potrebbe rafforzare nei prossimi giorni la sua richiesta. Secondo il programma Craf, infatti, son ben 24 le compagnie aree che possono essere coinvolte dal piano di emergenza, per una flotta complessiva di 450 velivoli.

LEGGI ANCHE: Afghanistan: a Kabul ora si teme l’lsis, morti e caos all’aeroporto. Accoglienza ai profughi in Italia

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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