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L’Afghanistan ai talebani, fuga da Kabul: la capitale è nel caos. Spari e vittime all’aeroporto

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Afghanistan nel terrore: Kabul è nelle mani dei talebani che hanno annunciato la rinascita dell’Emirato Islamico. Ed è il caos all’aeroporto della capitale. Almeno tre persone sarebbero state uccise (cinque secondo altre fonti). Lo scrive il Wall Street Journal. “Testimoni hanno riferito di aver visto i corpi proni e insanguinati stesi a terra appena fuori dall’edificio del terminal” scrive il quotidiano americano. In alcuni video su Twitter si vede la folla sulle piste che si accalca sulle scalette per salire sui velivoli fermi. Si sentono alcuni spari. I marines degli Stati Uniti hanno comunque sparato colpi di avvertimento, già domenica sera, quando centinaia di afgani si sono precipitati a bordo di un aereo da trasporto C-17 inattivo.

Il Governo non c’è più

Dopo una giornata convulsa, ieri 15 agosto – quando i talebani sono entrati a Kabul – l’Afghanistan è ormai tornato nella morsa degli insorti. Il presidente afghano, Ashraf Ghani, è fuggito. Per evitare “un bagno di sangue“, ha dichiarato. “I talebani hanno vinto. E ora sono responsabili dell’onore, della proprietà e della tutela dei loro connazionali“, ha affermato Ghani su Facebook. Non ha riferito dove si è recato dopo aver lasciato l’Afghanistan. Ha solo detto di credere che “innumerevoli patrioti avrebbero subito il martirio. I talebani avrebbero distrutto Kabul” se lui fosse rimasto nel Paese.

Gli italiani lasciano il paese

I talebani hanno assicurato di essere entrati in città per garantire la sicurezza, ma Kabul è immediatamente finita nella confusione più totale. Le strade nel caos per la popolazione in fuga, sparatorie in città e l’aeroporto sotto tiro. Mentre diplomatici e civili stranieri prendevano d’assalto l’aeroporto della capitale, dove alcuni Paesi come gli Stati Uniti hanno assicurato che manterranno una rappresentanza diplomatica. L’Italia ha evacuato l’ambasciata: il personale diplomatico e alcuni dei nostri connazionali presenti nel paese rientreranno a Roma con un volo di Stato oggi pomeriggio. In pratica resta in Afghanistan soltanto la Russia, con l’ambasciata aperta. Gli Stati Uniti, travolti dalle polemiche, hanno continuato a difendere la loro politica di ritiro delle truppe. Lo ha fatto il segretario di Stato Antony Blinken che ha respinto ogni paragone con Saigon (Vietnam, 1975).

“Donne dell’Afghanistan in pericolo”

Osserviamo completamente scioccati mentre i talebani prendono il controllo dell’Afghanistan. Sono profondamente preoccupata per le donne, le minoranze e i difensori dei diritti umani“, ha scritto l’attivista e Premio Nobel per la Pace pakistana, Malala Yousafzai. I talebani hanno assicurato di essere cambiati, e che stavolta rispetteranno i diritti delle donne e consentiranno loro l’accesso all’istruzione. Ma sono in pochi a crederci. E lo dimostra la fuga in massa da Kabul di migliaia di persone. Centinaia di afgani hanno raggiunto la Porta dell’Amicizia nella città di Chaman, al confine tra Afghanistan e Pakistan, molti portando solo una borsa con poche cose dopo essere scappati in fretta e furia. L’ONG italiana Emergency ha riferito di aver ricevuto 80 feriti a Kabul. È solo l’inizio. Le prossime ore potrebbero essere ancora più drammatiche.

Malala Yousafzai, 24 anni, attivista pakistana, Premio Nobel per la Pace 2014

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Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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