Su proposta della ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, il Governo Draghi ha sciolto per mafia il Comune di Foggia, uno dei capoluoghi pugliesi. A marzo scorso una commissione del Viminale ha svolto una serie di indagini che hanno portato alla decisione finale, varata ieri dal Consiglio dei Ministri. Le investigazioni hanno evidenziato la presenza “di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti tra gli amministratori locali e la criminalità organizzata“. Per questo, dunque, Lamorgese ha chiesto e ottenuto lo scioglimento del Comune pugliese a causa di infiltrazioni mafiose. L’amministrazione della città e dell’ente è adesso affidata a una commissione straordinaria di funzionari.
La commissione sarà composta, secondo quanto riporta l’Ansa, dal prefetto a riposo Marilisa Magno, dal viceprefetto Rachele Grandolfo e dal dirigente Sebastiano Giangrande. L’ente aveva già subito lo scioglimento, in via ordinaria dal prefetto, dopo le dimissioni rassegnate dall’ex sindaco Franco Landella lo scorso 4 maggio. Il 21 maggio l’ex primo cittadino leghista era stato arrestato e posto ai domiciliari con l’accusa di tentata concussione, corruzione e rimesso in libertà dopo dieci giorni. Ora Landella è libero, ma è interdetto dai pubblici uffici per un anno.
Nell’inchiesta della magistratura – che ritiene di aver svelato un giro di tangenti al Comune di Foggia – è coinvolta, secondo quanto riporta l’Ansa, anche la moglie di Landella, Daniela Di Donna, dipendente comunale. Di Donna è interdetta dai pubblici uffici per dieci mesi. Dal 25 maggio il Comune è amministrato dal commissario prefettizio Marilisa Magno, ma, come detto, era già al lavoro la commissione di accesso del Viminale per accertare presunte infiltrazioni mafiose nell’attività amministrativa di Palazzo di Città. Il 29 luglio scorso la commissione ha consegnato una durissima relazione al prefetto di Foggia, Carmine Esposito. Il rapporto è giunto al ministero dell’Interno ed è su quelle carte che si basa la decisione di sciogliere immediatamente il Comune.
Nella relazione si evidenzia che dal 2014 erano stati denunciati atti intimidatori nei confronti di alcuni consiglieri comunali. Non solo: esisteva una preoccupante pressione criminale sul Comune. Dal febbraio 2021 – si legge – le inchieste giudiziarie legate ad ipotesi di corruzione hanno coinvolto amministratori pubblici. Tra questi anche l’ex sindaco Landella e l’ex presidente del consiglio comunale Leonardo Iaccarino. “Dalle indagini conseguenti ai fatti corruttivi – è scritto nella relazione – traspare un quadro inquietante della realtà amministrativa dell’Ente, che attesta uno sviamento del munus pubblico in favore degli interessi della criminalità organizzata“. Tra gli episodi contestati: frequentazioni, parentele e legami affettivi da parte dei consiglieri comunali con esponenti locali della criminalità organizzata. Al centro delle presunte pressioni e infiltrazioni mafiose anche appalti legati al sistema di videosorveglianza, l’assegnazione di case popolari ad affiliati ai clan e l’assenza di certificati antimafia per alcune imprese che hanno gestito servizi pubblici.
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