Un anno e mezzo dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea riesplode più forte di prima la questione dell’Irlanda del Nord. E ora Londra chiede a gran voce che gli accordi commerciali post-Brexit con Bruxelles si possano rivedere, per ciò che riguarda Belfast (nella foto) e dintorni. La Commissione Ue ha già replicato con un secco rifiuto. È muro contro muro. Ma qui non c’entra la dolorosa storia di violenza e guerra intestina che per decenni ha contrapposto la minoranza unionista protestante alla maggioranza cattolica indipendentista. In Irlanda del Nord ci sono problemi e tensioni sempre più forti per ragioni industriali e commerciali seguite alla Brexit.
In base ad accordi siglati dall’Unione con il Governo di Boris Johnson, a Belfast è scattato dall’inizio di quest’anno un Protocollo speciale. Prevede controlli sulle merci in arrivo dalla Gran Bretagna continentale, per evitare una frontiera fisica tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord. Di fatto, in questo modo, la provincia nord-irlandese del Regno Unito resta nel mercato unico europeo. I funzionari dell’Unione stanno mettendo in atto ampi controlli ma ora Londra chiede che si concentrino sulle merci “realmente” a rischio di entrare nel suo mercato unico, attraverso l’Irlanda del Nord.
Non basta. La Corte di Giustizia europea sta svolgendo il suo ruolo di vigilanza a Belfast: anche questo non sta più bene al premier Johnson. Il motivo? Il mondo del business nordirlandese sostiene che gli accordi post-Brexit stanno danneggiando il commercio e alcuni gruppi unionisti filo-britannici hanno denunciato di sentirsi “traditi” per l’indebolimento dei legami con il Regno Unito. “Non possiamo andare avanti così“, ha detto alla Camera dei Comuni il ministro per la Brexit, David Frost. Eppure egli stesso, ricorda l’Agi, aveva approvato l’intesa in qualità di capo negoziatore britannico con Bruxelles.
Il punto è che per gli inglesi la concreta applicazione del Protocollo non sta avvenendo come Londra si aspettava. E perciò, sostiene il Governo di Sua Maestà, esisterebbe il diritto di deviare unilateralmente da alcuni impegni presi. Per questo la Ue si è vista recapitare da Oltremanica una richiesta di moratoria temporanea all’applicazione degli accordi. Obiettivo: negoziare “cambiamenti significativi” alle misure. “Non accetteremo una rinegoziazione“, ha avvertito il vicepresidente della Commissione europea, Maros Sefcovic. “Siamo pronti a continuare a cercare soluzioni nell’ambito del Protocollo – ha aggiunto – Tuttavia non accetteremo una rinegoziazione del Protocollo. Dobbiamo dare priorità alla stabilità e alla prevedibilità nell’Irlanda del Nord“. La stessa presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha ribadito oggi 22 luglio la posizione già espressa dal suo vice, malgrado un’accorata telefonata ricevuta dalla capitale britannica. All’altro capo della cornetta c’era Boris Johnson. Ma non sempre i contatti informali fra i leader al massimo livello sono sufficienti a sbloccare uno stallo diplomatico internazionale.
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