L’attuazione dei piani nazionali dei Paesi europei per ricevere e spendere (correttamente) i finanziamenti del Recovery fund fa un altro passo in avanti. Dopo che, a fine maggio, tutti gli Stati hanno ratificato l’accordo a livello di Unione europea sul Next Generation Eu, ora si deve procedere con le erogazioni dei primi fondi. I denari però si devono reperire sui mercati finanziari. E la Commissione europea di Ursula von der Leyen stima di emettere circa 80 miliardi di euro di obbligazioni a lungo termine nel 2021.
Si fa riferimento, in pratica, ai cosiddetti “eurobond”, da integrare con decine di miliardi di buoni Ue a breve termine per coprire il fabbisogno di finanziamento per il Next Generation Eu. E non solo. La decisione, è importante ripeterlo, arriva – e non poteva che arrivare – solo a seguito dell’approvazione delle risorse proprie da parte di tutti gli Stati membri. È questo il “volano” che adesso consegna nelle mani del team guidato dalla Von der Leyen la possibilità di cominciare a raccogliere fondi sul mercato.
L’importo esatto sia delle obbligazioni che dei buoni dipenderà dalle precise esigenze di finanziamento. Ciascun Paese membro dell’Unione, che ha aderito al Next Generation Eu, ha esigenze diverse. Non tutti hanno stabilito di accedere al 100% delle risorse loro destinate. Perché questo ha comunque un costo sul medio e lungo termine. Lo ha fatto, ad esempio, l’Italia, che spera di ricevere nel corso dei prossimi anni fino a circa 200 miliardi. Di questi, circa 25 miliardi sono attesi entro l’estate che viene.
La Commissione riesaminerà la valutazioni per il finanziamento del Recovery sui mercati nel corso del prossimo autunno. In questo modo, sarà in grado di finanziare, nella seconda metà dell’anno, tutte le sovvenzioni e i prestiti previsti a vantaggio degli Stati membri. E anche di coprire le esigenze degli interventi dell’Ue che ricevono finanziamenti Next Generation Eu. Il piano di finanziamento si basa su una stima iniziale delle esigenze degli Stati membri in termini di prestiti e sovvenzioni. Verrà aggiornato, appunto, non prima di settembre, quando vi sarà una panoramica più precisa delle esigenze di finanziamento degli Stati membri per gli ultimi mesi dell’anno.
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