I cambiamenti climatici stanno trasformando il pianeta. Secondo molti in maniera irreversibile. Se è vero che il clima muta da sempre, costantemente, attraverso le ere geologiche, la differenza col passato consiste nel fatto che oggi i cosiddetti “eventi estremi” sono più frequenti. Caldo torrido, desertificazione, scioglimento dei ghiacci, siccità, o, al contrario, nubifragi, trombe d’aria e nevicate violente si ripetono con una frequenza che pochi decenni fa non esisteva.
Sebbene vi siano anche cause naturali – lo stesso vapore acqueo è un gas serra, ad esempio – che incidono sulle mutazioni del clima, la mano dell’uomo e delle sue attività produttive, industriali e urbane contribuiscono al peggioramento della situazione su scala planetaria. Alcuni scienziati parlano ormai di una nuova era geologica nella quale si trova la Terra, l’Antropocene: un periodo caratterizzato dall’ “impronta” dell’uomo sul pianeta.
E ora si fa più forte l’allarme per l’Italia. I cambiamenti climatici stanno spingendo zone interne di Abruzzo e Molise, nonché aree del siracusano in Sicilia, verso la desertificazione. Ad indicarle in “zona rossa” sono le elaborazioni dell’European Drought Observatory (Edo): l’Osservatorio europeo sulla siccità. L’ente classifica come “arancioni” una vasta porzione del Piemonte, la costa romagnola, territori sparsi di Toscana ed Umbria. Ma tocca anche zone alpine di Val d’Aosta ed Alto Adige, sconfinando in Austria Svizzera.
L’indicatore di siccità Cdi dell’Osservatorio combina tre fattori. In primo luogo il confronto tra le precipitazioni attuali e quelle degli anni passati nello stesso periodo. Poi l’anomalia di umidità del suolo. E infine la valutazione dell’impatto della siccità sulla vegetazione. “Il fenomeno della siccità è ormai un problema europeo, intaccando anche le zone centrali del Continente -, commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi) -. È urgente l’avvio di un Piano Invasi medio-piccoli ad iniziare dalle zone dove più evidente è il deficit idrico. Più si aspetta più sarà difficile invertire la tendenza verso l’inaridimento del suolo”.
Le tendenze segnalate dall’Osservatorio europeo sulla siccità sono confermate dall’andamento settimanale secondo l’analisi dell’Osservatorio Anbi sulle Risorse Idriche. La situazione più preoccupante resta quella della Sicilia, i cui bacini d’acqua stanno registrando un volume complessivo pari a 498,99 milioni di metri cubi, cioè il 50,66% della capacità totale. Si conferma così il trend decrescente degli ultimi dieci anni.
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