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Giornata mondiale del libro, Dacia Maraini: «Leggere è un viaggio nel tempo, scrivere per me è respirare» [INTERVISTA ESCLUSIVA]

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Di libri si parla molto, certo. Si pubblicano recensioni, si firmano rubriche, si stilano classifiche e si assegnano premi ad autori noti o emergenti. Si realizzano studi e statistiche su quanto gli italiani leggano e che cosa, e quanto di frequente. È affascinante e complesso il mondo della lettura, ne siamo attratti, al tempo stesso respinti, a volte. Per questo VelvetMag coglie l’occasione della Giornata mondiale del libro che si celebra oggi, 23 aprile, per tornare a una sorgente di significato: perché è importante leggere, cosa rappresentano i libri nella vita di una persona e perché possono cambiarla. Ne abbiamo parlato con la grande scrittrice e intellettuale Dacia Maraini, autrice di La lunga vita di Marianna Ucrìa e di altre decine di romanzi, racconti, poesie, saggi e opere teatrali.

Dacia Maraini, qual è il suo messaggio ai lettori in occasione della Giornata mondiale del libro?

Chi legge riscrive il libro che sta leggendo. La lettura è un processo che svolge una funzione importantissima perché mette in moto l’immaginazione. Leggere libri è vivere più vite, è un esercizio della fantasia, è un viaggiare nel tempo e nello spazio.

Che cos’è per lei la letteratura, cosa rappresenta la scrittura?

Per me la letteratura è la vita stessa. Scrivere per me è come respirare. È la mia vita stessa.

Ci sono dei libri, oltre ai suoi, che hanno segnato la sua esistenza, che le stanno particolarmente a cuore?

Difficile rispondere sinteticamente a questa domanda! Sono tanti, in tutte le fasi della mia vita. Fin da giovane ho amato molto i libri di avventura, quelli che raccontano il mare, Conrad, Stevenson, solo per citare alcuni autori. Da bambina i miei genitori erano i miei libri: mia madre mi raccontava Alice nel paese delle meraviglie. Pinocchio è stato importantissimo. Poi ho amato Proust, gli autori russi: Gogol e tutti gli altri. E poi tanti altri libri ancora. Impossibile fare l’elenco delle mie letture di riferimento, sono davvero tante.

Da pochi giorni è nelle librerie il suo La scuola ci salverà (Solferino): come giudica la scuola italiana di oggi?

Sono due gli aspetti che tengo a sottolineare. Il primo riguarda la scuola come istituzione. Su questo abbiamo fallito: non si è investito sulla scuola. Ma non solo e tanto in termini economici, quanto piuttosto sul piano culturale e civico. La scuola è centrale nella vita di un Paese. È il luogo dell’etica dove il bambino impara a diventare cittadino. Sotto questo profilo l’Italia ha fallito. C’è poi il secondo aspetto: quello della prassi. Ovvero degli insegnanti, esempio di coraggio. Portano sulle spalle la fatica del lavoro scolastico e fanno funzionare un’istituzione chiave bistrattata e messa ai margini.

La provocazione intellettuale di Pasolini era però che “la scuola e la televisione vanno abolite”

Sì ma è una provocazione che dobbiamo storicizzare. Io oggi non direi mai questo della scuola. Pier Paolo lo disse perché a quei tempi la scuola era un’istituzione sacrale da cambiare profondamente. Oggi è dissacrata! La scuola italiana di adesso va amata, va rispettata, va ricostruita. Dobbiamo restituirle autorevolezza.

In Italia si pubblicano molti volumi ma non si legge molto: che idea si è fatta della nostra editoria? Vede segnali di speranza, giovani autori di talento?

Ci sono molti talenti che stanno emergendo. A causa delle restrizioni per il contenimento della pandemia di Covid, fra l’altro, c’è stato un aumento della lettura di libri. È vero che in Italia si legge poco, mediamente, ma questo è dovuto anche al fatto che, a differenza di altri Paesi, da noi non si è sviluppata una vera e propria letteratura popolare. La lingua italiana ha prevalso tardi sui dialetti. In ogni caso oggi ci sono autori molto degni e interessanti. E c’è un tema su tutti, anche fra i romanzieri: la famiglia, i rapporti fra madre e figlia, fra padre e figlio. La famiglia è in crisi e la letteratura narra di ciò che è in crisi.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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