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In libreria con: “Stai zitta” di Michela Murgia

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Se si è donna si muore anche di linguaggio. In tutto il mondo e anche in Italia. Un Paese, il nostro, tutt’altro che “amico” delle donne. L’ “uccisione” del genere femminile attraverso il linguaggio non fa meno male di quella causata dalla violenza. È con le parole, sostiene Michela Murgia, che “ci fanno sparire dai luoghi pubblici, dalle professioni, dai dibattiti e dalle notizie”. Per questo la scrittrice sarda ha dato alle stampe, con un buon successo di pubblico proprio in queste ultime settimane, il suo ultimo libro: Stai zitta e altre nove frasi che non vogliamo sentire più (Einaudi). Un’opera limpida e coraggiosa per denunciare il maschilismo imperante in buona parte della società italiana.

Il pregiudizio e il linguaggio

E di parole ingiuste si muore anche nella vita quotidiana, dove il pregiudizio che passa per il linguaggio uccide la possibilità delle donne di essere pienamente se stesse. Per ogni dislivello di diritti che le donne subiscono a causa del maschilismo esiste un impianto verbale che lo sostiene e lo giustifica. Accade ogni volta che gli uomini rifiutano di chiamare le donne avvocata, sindaca o architetta. Perché altrimenti “dovremmo dire anche farmacisto”.

Le ingiustizie e le parole

Tutto questo succede quando le donne fanno un bel lavoro. Salvo sentirsi chiedere prima se sono anche mamme. Quando si ritrovano a essere le uniche persone di cui non si pronuncia mai il cognome, se non con un articolo determinativo davanti. Quando gli uomini si mettono a spiegare loro qualcosa che sanno già perfettamente, quando “vi dicono di calmarvi, di farvi una risata”. Ma anche, sottolinea Michela Murgia, “di scopare di più, di smetterla di spaventare gli uomini con le vostre opinioni, di sorridere piuttosto, e soprattutto di ‘star zitta’”. “Questo libro – spiega Murgia – è uno strumento che evidenzia il legame mortificante che esiste tra le ingiustizie che viviamo e le parole che sentiamo. Ha un’ambizione, però . Che tra dieci anni una ragazza o un ragazzo, trovandolo su una bancarella, possano pensare sorridendo che per fortuna queste frasi non le dice più nessuno.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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