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Ministero della Transizione Ecologica: ci sarà davvero? Cos’è e perché se ne parla

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L’attesa per le possibili soprese del nascente Governo Draghi è tale che ormai si parla del ministero della Transizione Ecologica come se esistesse già. Ma cos’è questo nuovo dicastero che dovrebbe nascere per volontà di “Super Mario”? Il presidente del Consiglio incaricato è impegnato in queste ore per definire perimetro e squadra di governo, sebbene quest’ultimo sia un tema che sarà affrontato a tu per tu col capo dello Stato. Di certo, però, si fa un gran parlare, anche sui social, della “transizione ecologica” dell’Italia. E sembra ormai sicuro che effettivamente nascerà con il nuovo esecutivo anche un ministero ad hoc.

Il tema lanciato da Grillo

Beppe Grillo ha dato la stura all’argomento dopo le consultazioni col premier incaricato in questi giorni. “Avremo il ministero della Transizione Ecologica che esiste già in altri Paesi come la Francia” ha dichiarato l’ “Elevato” in un video su Facebook. Quando poi la presidente del Wwf, Donatella Bianchi, ha annunciato la cosa come certa, a seguito dell’incontro con Draghi, il tema a cominciato a decollare. Per Grillo serve un “un Super-Ministero” che fonda insieme “le competenze per lo sviluppo economico, l’energia e l’ambiente”. Dal canto suo Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, ha sostenuto che Draghi è stato molto attento alle parole delle associazioni ambientaliste. Il coro dei parlamentari M5s parla ora di “una proposta radicale e fondamentale per rivoluzionare la politica ambientale del nostro Paese”.

Francia e Spagna

Ma come funziona negli altri Paesi il ministero invocato dai grillini e sul quale pare ci sia stata l’apertura di Draghi? In Francia il ministero dell’Ecologia è stato ribattezzato ministero della Transizione ecologica nel 2020. Ha il compito di attuare le politiche del governo in materia di sviluppo sostenibile, ambiente e tecnologie verdi. Ma anche transizione energetica, energia, clima, prevenzione dei rischi naturali e tecnologici. E poi sicurezza industriale, dei trasporti e delle infrastrutture. Dal luglio scorso a guidare il dicastero è la ministra Barbara Pompili, 45 anni, di origini italiane, dell’area politica del presidente Macron. In Spagna, invece, il ministero per la Transizione ecologica e la Sfida demografica (Miteco) si occupa di lotta al cambiamento climatico, prevenzione delle contaminazioni, protezione del patrimonio naturale, della biodiversità, dei boschi, del mare, dell’acqua. E della transizione energetica a un modello produttivo e sociale più ecologico. Oltre a tutto questo anche di demografia e dello spopolamento dei territori. Dal 2020 la ministra è la socialista Teresa Ribera Rodriguez.

Dalla Svizzera al Costa Rica

La Confederazione elvetica ha Il Dipartimento federale dell’Ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (Datec). Si occupa di politica ambientale, gestione e sviluppo dei trasporti, gestione e vigilanza sulle fonti energetiche e mezzi di comunicazione, in particolare della televisione. Deve vigilare perché queste infrastrutture vitali siano usate in modo corretto e ne mettano in pericolo l’ambiente, la sicurezza o la salute dei cittadini. Dal gennaio 2019 a guidarlo è la socialista Simonetta Sommaruga. Nel Costa Rica, in America Centrale, ecco un ministero dell’Ambiente e dell’Energia (Minae), con le competenze – anche in questo caso – che il Movimento Cinque Stelle vorrebbe vedere assegnate al nostro ministero della Transizione Ecologica. La sua titolare è Andrea Meza Murillo: anche in questo caso, come in tutti i precedenti, una donna. Il suo dicastero si occupa delle politiche in materia di protezione ambientale, uso sostenibile delle risorse naturali e della promozione dell’uso di fonti di energia rinnovabili per dare attuazione al piano di sviluppo del Paese.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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