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Giorgia Meloni al Quirinale in stampelle: “Diciamo no a un governo zoppo”

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La presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, è arrivata al Quirinale, il 29 gennaio, sostenendosi sulle stampelle, a causa di un infortunio. “Diremo no a un governo zoppo…” ha detto scherzando ai cronisti che le hanno chiesto cosa avrebbe dichiarato davanti al presidente Mattarella, nell’ambito delle consultazioni per la formazione del nuovo esecutivo dopo l’apertura della crisi. “Cercavo di fare sport ma sono troppo vecchia” ha aggiunto sempre in tono scherzoso. Nel primo pomeriggio la delegazione del Centrodestra si è infatti recata al Colle per le consultazioni di Sergio Mattarella.

La delegazione del Centrodestra

Giorgia Meloni era accompagnata dai capigruppo di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani e Francesco Lollobrigida, ma a comporre la delegazione c’erano anche gli altri. Il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani con i capigruppo Mariastella Gelmini e Annamaria Bernini, il leader della Lega Matteo Salvini con i capigruppo Massimiliano Romeo a Riccardo Molinari. E poi Maurizio Lupi per Usei-Cambiamo alla Camera, Giovanni Toti per Cambiamo, Gaetano Quagliariello per Cambiamo del Senato e Antonio De Poli per l’Udc.

“Siamo uniti e vogliamo le elezioni”

“Al Presidente della Repubblica è stata confermata la nostra richiesta di valutare l’ipotesi di scioglimento delle Camere e del ricorso ad elezioni – ha detto all’uscita Matteo Salvini -. Il centrodestra auspica che sia così offerta agli italiani la possibilità di dare vita in breve tempo ad un governo coeso con un programma comune condiviso dagli elettori e con una maggioranza forte per affrontare in tempi brevi i gravi problemi della nazione”. “Mi pare che il centrodestra nei fatti è unito – aveva dichiarato Giorgia Meloni a Rai Radio Uno prima di salire al Quirinale -. L’opzione su cui siamo tutti d’accordo è andare a votare: non mi pare che cambierà”.

L’obiettivo di Fratelli d’Italia

La ricetta di Fratelli d’Italia è in fondo sempre la stessa. Quella che Giorgia Meloni ribadisce da tempo. “Ogni giorno leggo che il centrodestra sarebbe spaccato, diviso, una coalizione eterogenea. Che sarebbe stato devastato da tentativi di acquisizione di senatori fintamente responsabili, in realtà voltagabbana – ha rimarcato -. Non è andata cosi. È andata che Conte si è dovuto dimettere perché non è riuscito a convincere questi esponenti del centrodestra a sostenerlo.” Per lei, come per le forze di opposizione è pressoché inutile tentare di trovare in questo Parlamento una soluzione. Nulla più del voto degli italiani alle urne può chiarire la direzione da prendere per una maggiore stabilità di governo.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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