Dopo un pomeriggio di tensione politica attorno ai destini del governo, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha deciso: salirà al mattino del 26 gennaio al Quirinale per dimettersi. La crisi dunque arriva a un primo formale sbocco istituzionale. Prima ci sarà un passaggio in Consiglio dei ministri, convocato per le 9, quindi il premier andrà dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per rassegnare le dimissioni. L’ipotesi più probabile? Un reincarico in vista di un possibile esecutivo “Conte ter”: terzo governo a guida Conte.
I capigruppo di Camera e Senato del Movimento 5 Stelle, Davide Crippa ed Ettore Licheri, hanno spiegato la posizione del M5s. “Il passaggio per il cosiddetto Conte ter è ormai inevitabile ed è l’unico sbocco di questa crisi scellerata. Un passaggio necessario all’allargamento della maggioranza. Noi restiamo al fianco di Conte, continueremo a coltivare esclusivamente l’interesse dei cittadini, puntiamo a uscire nel più breve tempo possibile da questa situazione di incertezza che non aiuta. Dobbiamo correre sul Recovery plan, seguire il piano vaccinazioni, procedere immediatamente ai ristori per le aziende più danneggiate dalla pandemia. Il MoVimento, insomma, c’è, ed è pronto a fare la sua parte”.
Contestualmente alla convocazione del Cdm per il mattino del 26, e alla nota del M5s, il Partito Democratico, per mano di Dario Franceschini, ha riunito i propri ministri. Collegato da remoto anche il segretario Nicola Zingaretti. “Il Partito democratico non ha mai puntato, non punta e non vuole le elezioni politiche anticipate – ha dichiarato Zingaretti -. Fatemi dire che in questi mesi il Pd è stato la forza che più si è spesa per evitare le elezioni, garantendo con uno spirito unitario e di responsabilità una buona qualità di governo.”
“È stata la scelta di Renzi, con l’apertura della crisi che ha materializzato il rischio di scivolare verso le elezioni anticipate – ha insistito il segretario del Pd parlando con i suoi -. Proprio perché non c’è stata la pazienza di salvaguardare il percorso di governo, tutte le posizioni si stanno irrigidendo.” “Questa è una situazione dalla quale noi dobbiamo uscire, ma è stata l’apertura della crisi che ha aperto quello che io giudico un rischio, che va in tutti modi evitato”, ha detto ancora Zingaretti. “Per evitarlo il Pd sta lavorando per garantire un governo che deve essere autorevole con una base parlamentare ampia e di forte impianto europeista”.
Sono stati giorni di febbrili trattative gli ultimi passati dalla maggioranza che sostiene il governo Conte bis. Dopo la maggioranza assoluta incassata alla Camera, era stato il voto al Senato, a cui erano mancato i 17 voti di Italia Viva, a far capire che il sentiero del governo si era fatto troppo stretto. I 156 sì di Palazzo Madama non sarebbero bastati giovedì, quando il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, era atteso in Senato per la consueta relazione di inizio anno sulla Giustizia. Senza i voti di IV e senza quello dei centristi, oltre ad esempio a quello di Sandra Lonardo o, probabilmente, di Monti e Casini, il governo sarebbe andato sotto. Il Centrodestra infatti avrebbe votato compatto contro Bonafede così come i centristi dell’Udc.
Ecco, quindi, che la strada di Giuseppe Conte ha imboccato l’unica via percorribile: quella delle dimissioni. M5s e Pd, almeno fino a questo momento, hanno manifestato l’intenzione di stringersi intorno al premier, considerato insostituibile. Cosa può succedere, dunque, adesso? È probabile che Mattarella dia un nuovo incarico a Conte. Con quali prospettive ancora non si sa. Si allargherà la maggioranza tanto da ottenere la fiducia di entrambe le Camere con l’obiettivo di portare a termine la legislatura? Lo deciderà il Capo dello Stato.
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