Il Coronavirus non è più soltanto quello che abbiamo conosciuto nel 2020. Ormai, non ancora terminato il primo mese del nuovo anno, sono le numerose varianti del Sars-CoV-2 che impegnano scienziati e ricercatori. In Inghilterra, a Oxford, dove gli studiosi hanno messo a punto il vaccino per AstraZeneca, si è già cominciato a lavorare sodo. L’obiettivo è non farsi trovare impreparati di fronte alla possibilità che la variante inglese del virus, così come quella brasiliana o quella sudafricana in circolazione nel mondo, non venga neppure scalfita dagli attuali vaccini.
Il problema, però, si pone in primo luogo per i dispositivi di sicurezza nella vita di tutti i giorni. Detto in altre parole, contro le varianti del Coronavirus basta la mascherina chirurgica o serve una protezione superiore, come la Ffp2? “Una delle misure che si possono prendere subito per rallentare la diffusione della variante inglese è abbandonare le mascherine di cotone – dichiara su Twitter Giorgio Gilestro, neurobiologo e docente all’Imperial College di Londra -. Vanno sostituite con Ffp2 al chiuso“. “Chiarisco – aggiunge – che sto parlando di una misura epidemiologica volta a provare a rallentare il contagio in questo periodo critico. Lo Stato dovrebbe ovviamente sovvenzionare una mossa di questo tipo, l’investimento pubblico in termini di rischio è chiaro”.
“La mascherina chirurgica, se indossata correttamente e con le dovute distanze, resta la protezione di riferimento anche contro le varianti del coronavirus – spiega invece all’Adnkronos Salute Paolo D’Ancona, epidemiologo dell’Istituto superiore di sanità (Iss) -. Ovviamente mai slegata dalle altre misure, compreso il lavaggio delle mani. A proteggerci dal virus non è un solo elemento, ma la combinazione delle misure osservate in modo corretto e rigoroso”. Per questo motivo “abbiamo indicato, a scuola, l’uso delle mascherine chirurgiche, per offrire una protezione standard. Se si mantengono le distanze – assicura – le mascherine chirurgiche fanno il loro dovere. Per quanto riguarda invece ambienti sanitari e particolarmente chiusi, dove non possono essere rispettate misure di distanziamento, c’è bisogno della protezione massima”.
“La mascherina migliore da indossare è la Ffp2, che già molti usano – spiega, sempre ad Adnkronos, Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova -. È quella che in grado di limitare la diffusione del contagio, quindi di trattenere le goccioline di saliva, ma anche di filtrare quello che arriva dall’esterno. ” “Quella chirurgica, se indossata male, non è in grado di filtrare. Comunque le mascherine, il distanziamento e il lavaggio delle mani, quindi le misure che ormai conosciamo molto bene, sono in grado di proteggerci da tutte le varianti“.
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