Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, riferirà stamani 18 gennaio alla Camera sulla crisi di governo. Sono ore decisive quelle della giornata di oggi e, ancor più di domani 19 gennaio. Si svolgeranno due voti di fiducia (uno per ciascuna Assemblea). Se è alla Camera che il governo dovrebbe ottenere più facilmente la fiducia, al Senato, domani, la situazione non sarà facile. Sul fronte della lotta al Coronavirus si registra la frenata nella distribuzione delle dosi all’Italia e all’Europa da parte di Pfizer ma fra una settimana tutto dovrebbe tornare regolare.
Per il governo Conte è il momento della verità. Oggi 18 gennaio a mezzogiorno il premier terrà il suo discorso alla Camera, facendo appello ai “responsabili”, ai “costruttori”, e sottolineando l’importanza della ripartenza e del legame con l’Europa. Nessun riferimento, secondo le anticipazioni trapelate da Palazzo Chigi, a Matteo Renzi. Sui numeri restano molti interrogativi. Il voto di fiducia sarà complesso da superare per il Governo soprattutto al Senato dove lo scarto fra maggioranza e minoranza è risicato. Lì la partita si giocherà domani. Intanto, mentre Renzi si dice “pronto a discutere”, Pd e M5s chiudono all’ipotesi di riportare Iv nella maggioranza.
Alla Camera, al netto di malattie e assenze, la maggioranza può contare sui 191 voti del M5S, sui 92 del Pd e sui 12 di Leu, più quelli di Michela Rostan e di Vito De Filippo, renziani dissidenti. A loro vanno aggiunti i deputati del gruppo Misto. Al momento i pro-governo vengono calcolati fra 18 e 21. Si arriverebbe così a un ventaglio di 315-318. Si potrebbero aggiungere anche altri deputati del gruppo misto non ancora schierati. La maggioranza assoluta è di 316.
Con 1,12 milioni di cittadini vaccinati contro il Covid l’Italia è al nono posto nel mondo per somministrazioni. Il nostro Paese è primo nell’Ue, dove in media sono state vaccinate 1,09 persone su cento. La campagna vaccinale, però, subirà un rallentamento a causa dei ritardi nelle consegne da parte di Pfizer. Scatteranno ingenti tagli per le Regioni. Pfizer ha ridotto di circa 165mila dosi il nuovo invio di vaccini. Arriveranno dunque oggi all’Italia 397.800 dosi (calcolandone 6 per ogni fiala, anziché 5), 164.970 in meno di quelle pattuite (-29%). Di fronte al sospetto che quelle mancanti finiscano agli Stati del Golfo pronti a pagare di più, il commissario Arcuri evita ogni commento: “Posso fare un sorriso…”. Contro la decisione unilaterale di Pfizer, il Codacons ha presentato un esposto a 104 Procure di tutta Italia e ne invierà uno all’Antitrust europeo, per abuso di posizione dominante.
La situazione preoccupa in particolare i governatori delle Regioni con i tagli più significativi. “È inaccettabile” il -53,8% del Friuli Venezia Giulia, secondo il suo presidente, Massimiliano Fedriga: “Penso serva un riequilibrio, che il taglio venga spartito in modo equanime nel Paese”. Le Province di Trento e Bolzano ne avranno rispettivamente il 60% e il 57,1% in meno, il Veneto il 52,5%, la Sardegna la metà. La Puglia e la Calabria il 38,4% in meno, la Toscana il 36%, Lombardia il 26,8% e il Lazio il 25%. Abruzzo, Basilicata, Marche, Molise, Umbria e Valle d’Aosta sono le uniche senza tagli nella distribuzione.
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