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Mattarella, il discorso di fine anno agli italiani: “Vaccinarsi contro il Covid è un dovere, io lo farò, ora prepariamo il futuro”

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La tragedia del coronavirus che ha ucciso decine di migliaia di italiani fino a oggi, e che non è ancora finita. Ma anche le pesantissime conseguenze della pandemia sull’economia nazionale, sul lavoro e sull’occupazione. La vita del Paese stravolta e i tanti cittadini che, silenziosamente e lontani dai riflettori, hanno fatto crescere solidarietà e collaborazione negli ospedali come tra le associazioni, per correre in soccorso dei più deboli. Nel tradizionale discorso di fine anno il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affrontato tutti i temi più spinosi di un anno da incubo: il 2020 che finisce. L’invito del capo dello Stato agli italiani è però a guardare al futuro. Con l’obiettivo di fare del 2021 che comincia un anno da non sprecare per la ripartenza dell’Italia.

Giorni in cui convivono angoscia e speranza

“Ho avvertito la difficoltà di trovare le parole adatte – ha esordito il presidente -. Sono giorni in cui convivono angoscia e speranza. Vorremmo ospedali non investiti dall’emergenza, fabbriche funzionanti. Aspiriamo a riappropriarci della nostra vita. Il virus ci ha colpito prima di ogni altro paese europeo.” E in quest’anno che finisce c’è stato anche “il pensiero straziante di chi moriva senza avere accanto i propri cari.”

La pandemia ha aggravato le disuguaglianze

“C’è la necessità di fare insieme memoria”. Anche perché “la pandemia ha aggravato vecchie diseguaglianze e ne ha generate di nuove. Abbiamo perso posti di lavoro, donne, giovani e disabili sono stati particolarmente penalizzati”. La pandemia ha seminato smarrimento, ha sottolineato Mattarella. “Il virus ha insinuato incertezza nella nostra comunità. Nello stesso tempo sono emersi segnali importanti che incoraggiano una speranza concreta. Per ricostruire, per ripartire.”

La scienza ci offre l’arma più forte

“La reazione alla pandemia si è fondata sul senso di comunità. Adesso c’è il piano di vaccinazione e sono in campo interventi europei di straordinaria importanza. Mai un vaccino è  stato realizzato in poco tempo, la scienza ci offre l’arma più forte. Ora a tutti deve essere consentito di vaccinarsi gratuitamente. Vaccinarsi è una scelta di responsabilità, un dovere, tanto più per chi opera a contatto dei malati e dei più fragili. Io mi vaccinerò appena possibile, dopo le categorie più a rischio che devono avere la precedenza.

L’Europa e l’Italia

“Ha prevalso l’Europa dei valori comuni e dei cittadini, non era scontato – ha sottolineato il capo dello Stato -. Ora le scelte della Ue poggiano su basi nuove. Ci accingiamo a un grande compito. Tutto questo sollecita ancora di più la responsabilità delle istituzioni.” “Il piano europeo per la ripresa” potrà permetterci di “superare fragilità strutturali: cambiamo ciò che va cambiato, lo dobbiamo a noi stessi, alle giovani generazioni. Ognuno faccia la parte propria, la pandemia ci ha fatto riscoprire come tutti dipendiamo dagli altri e dalla solidarietà.”

È tempo di costruire

“Il 2021 deve essere l’anno della sconfitta del virus e il primo della ripresa. Ci siamo ritrovati nei gesti di molti. Si poteva fare di più e meglio? Probabilmente sì, come sempre, ma è stato fatto tanto. Abbiamo reagito, non siamo in balia degli eventi. Questo è il tempo dei costruttori. Non si deve perdere tempo, non vanno sprecate opportunità. Dobbiamo realizzare la convergenza di fondo che già altre volte ci ha fatto superare tante difficoltà. Dobbiamo agire da protagonisti. Il prossimo anno l’Italia presiederà il G20 per la prima volta. Ringrazio Papa Francesco per il suo magistero e a lui rivolgo gli auguri. Complimenti ai goriziani e a Gorizia capitale europea della cultura 2025.” “Vorrei infine dare atto a tutti voi dei sacrifici fatti in questi mesi –  ha concluso il presidente – e sottolineare l’importanza delle precauzioni contro il virus. Quello che inizia sarà il mio ultimo anno da presidente, la ripartenza sarà al centro dell’ultimo tratto del mio mandato, auguri di buon anno a tutti voi.”

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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