Il catalogo di Netflix si arricchisce oggi di una nuova, attesissima aggiunta: L’incredibile storia dell’Isola delle Rose. Da oggi gli utenti potranno dunque visionare in streaming il film, che racconta la verità dietro la figura di Giorgio Rosa. Nel cast potremo vedere anche Matilda De Angelis nel ruolo di Gabriella, moglie di Giorgio Rosa, e Luca Zingaretti. Ispirato dai valori sessantottini a lui contemporanei, l’uomo è stato fondatore della nota micronazione, al largo delle coste di Rimini, che ha preso il nome di Isola delle Rose. Ripercorriamone la storica vicenda.
Prodotto da Netflix e dalla Grøenlandia di Matteo Rovere, il film è stato diretto da Sydney Sibilia. La pellicola, che vede nel ruolo principale Elio Germano, ripercorre la breve ma significativa esperienza dell’Isola delle Rose. Fondata dall’ingegnere bolognese Giorgio Rosa, la località nasceva come spazio svincolato dal bigottismo italiano imperante. Il tutto ha avuto luogo nel giugno del 1968: sono gli anni delle rivolte studentesche, dei moti insurrezionali giovanili. All’insegna di questo clima si colloca l’esperienza dell’uomo. Rosa voleva infatti creare una nuova nazione, con proprie leggi, moneta e lingua, optando infine per l’esperanto. Per compiere tutto ciò, avrebbe dovuto trovarsi al di fuori delle acque territoriali italiane. L’ingegnere prese la scelta di costruire una struttura nel Mar Adriatico, a 11,612 km dal lungomare riminese. Il primo maggio 1968, dopo circa dieci anni di lavori, la piattaforma aveva dichiarato la propria indipendenza dallo stato italiano.
Il film Netflix racconta i mesi relativi alla breve storia dell’Isola autonoma. Lo stemma scelto dalla nuova nazione consisteva in tre rose dal gambo verde su sfondo bianco di uno scudo sannitico. Questo era anche visibile sulla bandiera della nazione, di colore arancione. L’inno predisposto era invece un passo dell’Olandese volante di Richard Wagner. Ben presto, tuttavia, il comportamento di Giorgio Rosa cominciò a suscitare polemiche. La conferenza stampa, avvenuta a fine giugno del 1968, non aiutò a migliorare la situazione, già irrimediabilmente compromessa. Visto come un pretesto per eludere le tasse marittime, il governo predispose che la capitaneria di porto impedisse l’ingresso per chiunque nell’Isola. Nel corso dei mesi successivi, lo scontro tra Rosa e il governo terminò, tristemente, con lo smantellamento della piattaforma, avvenuto nel febbraio 1969, decretando la fine dell’esperienza rivoluzionaria.
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