Il premier inglese Boris Johnson, 55 anni, con la compagna Carrie Sysmonds, 32 anni
Secondo quanto riporta Huffington Post, il premier britannico Boris Johnson ha lanciato una campagna contro la “bomba a orologeria dell’obesità“. “Dimagriamo tutti insieme per difenderci dai rischi del coronavirus” è l’appello del governo di Sua Maestà.
Johnson stesso è il principale testimonial dell’iniziativa, volta a tentare di persuadere i britannici della necessità di lottare contro il peso fuori controllo. Il girovita dei suoi concittadini preoccupare seriamente “BoJo”, come il premier viene chiamato in Inghilterra.
Per un motivo tanto semplice quanto brutale. Chi ha problemi di obesità rischia maggiormente, secondo gli scienziati, di contrarre il Covid-19. Lo stesso primo ministro britannico ha dovuto lottare contro il Covid-19. È finito in terapia intensiva. Ne è uscito per lo sforzo straordinario nelle cure che i medici e gli infermieri che gli erano accanto hanno profuso. Lui stesso lo ha raccontato pubblicamente nei mesi scorsi.
Adesso è visibilmente dimagrito, rispetto alla sua mole massiccia. “Ho sempre desiderato dimagrire e come molti di voi ho lottato a lungo con il mio peso, vado su e giù”, si confessa Boris in un video diffuso su Twitter.
Nel filmato si vede il premier passeggiare nel verde assieme al suo cane. “Ma da quando mi sono ripreso dal coronavirus ho costantemente migliorato la mia forma fisica. Ora ho perso diversi chili. In terapia intensiva ero gravemente malato, pesavo molto di più… e, sapete, ero anche grasso”.
Il coronavirus, tuttavia, ha cambiato Johnson non solo fisicamente, ma anche rispetto alla sua posizione sul “Nanny state“. Con questo termine s’intende l’approccio di uno Stato considerato troppo protettivo e impiccione sulle scelte individuali. “Spero che questa campagna – ha sottolineato difatti il premier – non risulti troppo bossy or nannying”, prepotente o invadente.
Come scrive l’agenzia di stampa Reuters citata da Huffington Post, il piano messo a punto dal governo di Londra prevede diverse cose. Ad esempio il divieto di pubblicità televisiva, ma anche in Rete, di “junk food“ (cibo spazzatura) prima delle 21. La messa al bando delle offerte “buy one get one free” (paghi uno, l’altro è in omaggio). Oppure l’obbligo di riportare l’apporto calorico sui menu. Allo studio anche misure per sensibilizzare sulle calorie delle bevande alcoliche.
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