Che fine ha fatto la app Immuni del governo contro il coronavirus? Adesso i tempi stringono. La fase 2 dell’emergenza è avanzata. Il rilascio del software di contact tracing per tracciare i contagi da Sars-Cov-2 è agli sgoccioli.
“Immuni arriva in 10-15 giorni – ha spiegato il viceministro della salute Pierpaolo Sileri, intervistato a Radio 24 -. Immagino che per la prima decade di giugno. È un tracing importantissimo”.
Immuni seguirà il modello decentralizzato di Google e Apple, il che vuol dire che i dati raccolti saranno conservati sui singoli device e non su un server centrale. Non traccerà gli spostamenti, ma solo alcuni contatti tra smartphone. Non sarà obbligatorio scaricarla, né usarla. I dati raccolti potranno essere condivisi solo previa autorizzazione del possessore dello smartphone.
Tutti i dati raccolti e condivisi con il server centrale (gestito da Sogei), dovranno essere cancellati entro dicembre 2020. Il ministero dell’Innovazione ha pubblicato i codici sorgente, ovvero l’ultima parte non ancora resa pubblica di questo software. Nella notte su Github, la piattaforma dove gli sviluppatori da ogni parte del mondo possono confrontarsi su progetti specifici, sono stati caricati i documenti sul funzionamento del software dell’app.
Lo scorso 16 maggio uno dei fondatori di Bending Spoons, Luca Ferrari, sempre su Github aveva pubblicato una serie di specifiche tecniche sul funzionamento dell’app, dove si descriveva il funzionamento. Il 20 maggio invece Google e Apple hanno rilasciato l’aggiornamento del loro software per facilitare la comunicazione tra dispositivi Android e iOS tramite Bluetooth. In questo modo hanno dato di fatto il via libera allo sviluppo delle applicazioni nazionali autorizzate dai sistemi sanitari di ogni Paese.
“In queste ore sta per arrivare al Garante per la privacy la documentazione relativa alla valutazione di impatto sulla privacy sulla quale dovremo esprimerci” ha detto il Garante per la Privacy, Antonello Soro, parlando della App Immuni. La dichiarazione è arrivata nel corso di un’audizione nella Commissione parlamentare per la semplificazione. “Allo stato la norma trasmessa dal governo al Parlamento risponde alle richieste che avevamo fatto – ha sottolineato Soro -, in merito alla scelta volontaria. Non è prevista, inoltre, la geolocalizzazione, che è un altro elemento che avevamo sconsigliato anche perché meno efficace.”
il commissario all’emergenza coronavirus Domenico Arcuri
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