Il Senato ha respinto oggi 20 maggio la mozione di sfiducia al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede con 160 contrari e 131 sì. Il governo Conte, dunque, è salvo e supera una prova non facile.
Il Guardasigilli era nella bufera per la scarcerazione dei boss al 41 bis a causa del Covid-19, ora rientrata, e per il presunto “boicottaggio” del pm Nino Di Matteo a capo del Dap (il Dipartimento dell’amministrazione penitenzaria), nomina che sarebbe stata promessa ma non mantenuta. Resta ora da votare, in Senato, la mozione di +Europa, presentata dal partito di Emma Bonino. Italia Viva di Matteo Renzi vota contro la mozione e così “salva” Bonafede.
“Le misure concrete adottate durante l’emergenza sono il frutto del lavoro di squadra di tutto il governo che ha deciso di considerare la giustizia una vera priorità”, ha dichiarato il Guardasigilli pentastellato al Senato durante il dibattito. La discussione si era aperta alle 9,45 in Senato.
“Tante volte – ha dichiarato il ministro – all’interno della maggioranza ci siamo interrogati e anche divisi in ordine, per esempio, all’impatto conseguente alla riforma della prescrizione. Su questo punto, così come su tutto l’andamento dei tempi del processo, sarà importante una Commissione ministeriale di approfondimento e monitoraggio dei tempi che permetta di valutare l’efficacia della riforma del nuovo processo penale e civile”. Secondo gli analisti questo è un messaggio di apertura ai renziani, sensibili da tempo al tema della prescrizione.
La vicenda che riguarda Nino Di Matteo “è stata ormai a dir poco sviscerata in ogni sua parte” ha detto Bonafede. E “sono stati ampiamente sgomberati tutti gli pseudo-dubbi“. Sulla scelta del capo del Dap che portò il ministro della Giustizia a scegliere Francesco Basentini invece di Nino Di Matteo non ci fu “nessun condizionamento. Non sono più disposto a tollerare alcuna allusione o ridicola illazione”. “È totalmente falsa l’immagine di un governo che avrebbe spalancato le porte delle carceri addirittura per i detenuti più pericolosi”, ha sottolineato Bonafede. I giudici che hanno scarcerato i detenuti in questi ultimi mesi lo hanno fatto in base a leggi “in vigore da 50 anni e che nessuno aveva mai cambiato”.
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