La app Immuni contro il coronavirus, ma che succede a chi si rifiuta di scaricarla?

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A quattro giorni dall’ordinanza con cui il commissario straordinario all’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, ha dato il via libera per la messa in opera della app “Immuni”, emerge un problema molto importante. Considerato che non si possono obbligare gli italiani a scaricare sul proprio smartphone – e non tutti ce l’hanno – la app di tracciamento anticoronavirus, che succede se un cittadino legittimamente si rifiuta di ottemperare all’ “invito” del governo?

Conseguenze severe

Si scopre ciò che in realtà si poteva già immaginare. Ci sono delle conseguenze. E non piacevoli. L’app Immuni, scelta dal Governo per tracciare i contagi da Coronavirus nella “Fase 2” dell’emergenza non sarà obbligatoria. E questo è certo. Ma chi sceglierà di non scaricarla sul proprio telefono potrebbe vedersi limitare la libertà di muoversi e di spostarsi a piacimento.

Braccialetto per gli anziani?

Per quanto riguarda gli anziani, che rispetto alla maggior parte della popolazione hanno difficoltà in più a maneggiare gli smartphone, l’alternativa potrebbe essere quella di un braccialetto. In sostanza un mezzo, non troppo diverso dal braccialetto elettronico dei carcerati, che riesca a replicare perfettamente le funzioni di Immuni.

Il Copasir vuole vederci chiaro

Adesso, però, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir, esercita il controllo parlamentare sull’operato del servizi segreti) scende in campo. E, come riporta il quotidiano Il Dubbio, vuole approfondire alcuni aspetti chiave. Non soltanto quelli dell’architettura societaria di Bending Spoons, la società per azioni che ha realizzato la app Immuni. Quindi capire chi c’è dietro tale società. Ma anche quali siano le forme scelte dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri al fine di implementare la app attraverso la quale gli italiani dovrebbero farsi tracciare il proprio stato di salute rispetto al coronavirus.

Senza il 60% di adesioni la app non serve

La decisione di imporre limitazioni a chi non sceglierà di scaricare l’app, come riportato oggi 20 aprile dal Corriere della Sera, potrebbe essere vista anche come un “incentivo” per raggiungere quota 60% di adesioni. Questo perché il 60% è la soglia minima in grado di garantire l’efficacia del sistema di tracciabilità.

“Immuni” senza Gps

Il download di Immuni, disponibile entro gli inizi di maggio, sarà gratis ed esclude la soluzione basata su Gps – troppo invasiva in termini di privacy e non conforme alle linee guida europee – basandosi, invece, sulla tecnologia bluetooth. La fase dei test, come annunciato da Arcuri, è già iniziata. “Dobbiamo sovrapporre il funzionamento dell’applicazione a un modello di sistema sanitario – ha detto il commissario Arcuri -, faremo una sperimentazione in alcune aree del Paese. In tempi ravvicinati sarà messa in campo e ne incentiveremo l’uso tra i cittadini”.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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