L’Italia, il Paese dell’eleganza e della moda, prova di nuovo a fare i conti con le modelle troppo magre in passerella. Il mondo del fashion non riesce a rinunciarvi una volta per tutte. A lanciare un grido d’allarme – a partire in particolare dalla sfilata di Gucci alla Fashion Week Milano – è la modella curvy Elisa D’Ospina. Nei gironi scorsi ha lanciato una petizione su Change.org per dire ancora una volta no a immagini che rischiano di influenzare pesantemente e in negativo tante ragazze e ragazzi giovani.
Da tempo, però, sottolinea online sull’Ansa Alessandra Chini, in Parlamento si discute di queste tematiche. Sono del 2018 due proposte di legge, una alla Camera e una al Senato che affrontano l’argomento. Una a firma della deputata M5s Azzurra Cancelleri, ricorda l’Ansa. L’altra a firma della senatrice Pd Caterina Bini.
“Le malattie alimentari – dice Bini all’Ansa – sono la seconda causa di morte tra i giovani dopo gli incidenti stradali”. “Va messo un freno – continua – ai siti web che pubblicizzano una visione della bellezza come estrema magrezza”. E, inoltre, serve “appoggiare le famiglie”. Questo significa mettere insieme il fronte medico, quello psicologico e quello del lavoro sul reinserimento. La proposta di legge Bini, in discussione in commissione a Palazzo Madama, prevede in primis il riconoscimento “come malattie sociali” dell’anoressia, della bulimia e delle altre patologie inerenti i disturbi gravi del comportamento alimentare. E indica una serie di progetti obiettivo, azioni programmatiche e iniziative dirette a prevenire e curare queste malattie.
All’interno della proposta di legge ecco le indicazioni riguardanti le agenzie di moda. Alle quali viene vietato di avvalersi di modelle che non abbiano un certificato medico. Oppure il cui certificato attesti un indice di massa corporea di “grave magrezza o sottopeso”. In caso di trasgressione della regola scattano penali fino a 100 mila euro. Sul punto specifico delle passerelle insiste invece la proposta M5s. Il testo, depositato nell’aprile 2018, prevede l’obbligo nelle sfilate o nelle campagne pubblicitarie di modelli o modelle con indice di massa corporea superiore a 18,5. Le case di moda sono tenute, inoltre, a mettere a loro disposizione uno psicologo o un terapeuta durante l’orario di lavoro. Il suo iter a Montecitorio non è, però, mai partito.
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