Si celebra oggi, 27 gennaio, il Giorno della memoria. In Italia e in tutto il mondo si ricordano le vittime della Shoah, ossia lo stermino del popolo ebraico da parte dei nazisti nel corso della seconda guerra mondiale. Furono circa 6 milioni gli ebrei uccisi.
Si ricorda però anche l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz – nell’odierna Polonia – da parte dei soldati dell’Armata Rossa sovietica che vi giunsero per primi. Essi liberarono le vittime del più grande campo di sterminio nazista, il 27 gennaio 1945. Auschwitz oggi è meta continua di visite da parte di persone, gruppi, scolaresche da tutto il mondo. Era una realtà concentrazionaria composta dal campo di Auschwitz e da quello di Birkenau.
Auschwitz, le valigie dei deportati. I prigionieri, spogliati di tutto,venivano rasati a zero (foto Domenico Coviello)
Sono trascorsi adesso 75 anni dal giorno in cui la Prima armata del Fronte ucraino fece il suo ingresso sotto la famigerata scritta Arbei macht frei, – “il lavoro rende liberi” – in una giornata che cambiò la storia del Novecento. L’Italia, che ha istituito il Giorno della memoria nel 2000, ricorda lo sterminio del popolo ebraico ma anche più direttamente la persecuzione degli ebrei italiani da parte del regime fascista.
Una pagina di storia, questa, che richiama le responsabilità degli italiani sulle vergognose leggi razziali. Il fascismo le varò nel 1938 per allinearsi alla Germania di Hitler, il re Vittorio Emanuele III di Savoia le firmò a San Rossore (Pisa).
L’antisemitismo è purtroppo vivo ancora oggi. Secondo quanto riporta online Wired, un rapporto del 2015 della Fondazione Bertelsmann, dal titolo Germany and Israel Today: Linked by the Past, Divided by the Present? il 58% degli intervistati tedeschi, dai 18 anni in su, avrebbe voluto relegare al passato il tema della Shoah e non parlarne più. Il 35% degli intervistati equiparava le politiche israeliane verso i Palestinesi a quelle naziste subite in Germania dagli ebrei durante il regime, un dato in crescita del 30% rispetto al 2007.
Birkenau, lo stagno in cui venivano gettate le ceneri dei corpi cremati del deportati (foto Domenico Coviello)
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