“L’Italia è nel mezzo di una rivolta popolare pacifica che non ha precedenti negli ultimi decenni. La forma stessa di un partito sarebbe un oltraggio a ciò che è stato e che potrebbe essere”.
Così i quattro giovani fondatori bolognesi del movimento politico anti leghista delle “sardine” cominciano una lettera scritta a Repubblica.
“I partiti non sono sbagliati – scrivono Mattia Santori e compagni – ma noi veniamo da una pentola e non è lì che vogliamo tornare”. “Chiedere che cornice dare a una rivolta – insistono – è come mettere confini al mare. L’unica certezza che abbiamo è che siamo stati sdraiati per troppo tempo”.
Il battesimo del fuoco, per così dire, delle sardine è avvenuto lo scorso 14 dicembre a Roma, con la manifestazione di piazza San Giovanni. Dopo che per settimane le piazze di numerose città d’Italia, da Nord a Sud, si sono riempite spontaneamente con i passaparola sul web e sui social media. Migliaia di persone ovunque “strette come sardine” nei luoghi pubblici più visibili.
Ma a Roma è stata la prima prova nel cuore politico del Paese anche e soprattutto per Mattia Santori, il trentenne assurto a leader carismatico delle sardine. Anche grazie alle sue numerose apparizioni Tv. Inseguito assieme al movimento da elogi, scetticismo ed endorsement di ogni tipo, ultimo quello della cantante-poetessa statunitense Patti Smith. “Le persone devono unirsi. Sardine, noi siamo con voi in spirito!”, ha detto in concerto la cantante iconica di altre generazioni.
Una novità politica in senso ampio, che piace a tutti tranne a Matteo Salvini e Giorgia Meloni (perché anche in Forza Italia ci sono dei simpatizzanti). Ma che teme di essere strumentalizzata per scopi elettorali. Un movimento senza struttura dove possono crearsi cortocircuiti politici. Come quello dell’intervista di Stephen Ogongo, il capo delle sardine romane, che ha provocato una tempesta sui social per aver “aperto” alla presenza di CasaPound. Apertura poi seccamente smentita dai quattro fondatori bolognesi. Le Sardine si sono poi ritrovate a Roma domenica 15 dicembre per gli “Stati generali” del movimento. Costrette dal loro stesso successo a crescere in fretta e a decidere cosa fare del prossimo futuro.
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