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Migranti, Carola Rackete al Parlamento europeo: “Quando ho chiesto aiuto dove eravate?”

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“La mia” decisione di entrare in porto con la Sea Watch3 “dopo 17 giorni in mare senza ricevere risposta non fu una provocazione come molti hanno detto. Ma un’esigenza”. Così la comandante Carola Rackete nell’audizione davanti al Parlamento europeo del 3 ottobre. “Ritenevo che non fosse più sicuro restare in mare e temevo per quanto poteva accadere“, ha sottolineato.

Dopo l’episodio dell’attracco forzato a Lampedusa “ho ottenuto attenzione dalle istituzioni. Ma dove eravate quando abbiamo chiesto aiuto?“, ha rincarato la dose Rackete all’indirizzo dei parlamentari di Strasburgo.

“L’unica risposta che ho avuto allora è stata da Tripoli, dove non potevo andare. In Europa, la culla dei diritti, nessun governo voleva 53 migranti. È stata una vergogna. Le istituzioni mi hanno attaccata – aggiunge -. Sono stata lasciata sola. I governi hanno eretto muri, come se sulla nave ci fosse la peste“.

Provo pena, imbarazzo e vergogna” per la presenza di Rackete al Parlamento, ha dichiarato l’ex ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini. Come è noto ci fu un durissimo scontro fra il Viminale e la comandante a seguito dell’azione di forza con cui la Rackete fece attraccare i migranti malgrado il blocco navale imposto dal’Italia.

Photo credits: Twitter

Sea Watch, Carola torna libera. Salvini furibondo

(articolo del 3 luglio 2019)Il gip di Agrigento non ha convalidato l’arresto della comandante della Sea Watch Carola Rackete. E non ha disposto nei confronti della giovane tedesca alcuna misura cautelare. La Procura aveva chiesto la convalida del provvedimento e il divieto di soggiorno in provincia di Agrigento. Carola dunque torna libera.

“Per la magistratura italiana ignorare le leggi e speronare una motovedetta della Guardia di Finanza non sono motivi sufficienti per andare in galera. Nessun problema: per la comandante criminale Carola Rackete è pronto un provvedimento per rispedirla nel suo Paese perché pericolosa per la sicurezza nazionale”. Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini commenta la decisione del gip di Agrigento.

“Non ho parole. Cosa bisogna fare per finire in galera in Italia? Mi vergogno di chi permette che in questo paese arriva il primo delinquente dall’estero e disubbidisce alle leggi e mette a rischio la vita dei militari che fanno il loro lavoro. Se stasera una pattuglia intima l’alt su una strada italiana chiunque è tenuto a tirare diritto e speronare un’auto della polizia. Pessimo segnale signor giudice“. Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini in una diretta facebook dopo la decisione del gip sulla capitana della Sea Watch.

Solidarietà a Carola Rackete è stata espressa oggi dai banchi della plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo da parte di alcuni eurodeputati. I quali hanno portato in aula cartelli che chiedevano la liberazione della comandante della nave Sea Watch 3. “Liberate Carola” e “Il soccorso non è un crimine” alcuni dei testi apposti nei manifesti esposti in aula alla prima seduta plenaria. Nei cartelli anche le fotografie che ritraevano la capitana Carola, stando a quanto si poteva vedere dalle immagini mandate in onda dal circuito del Parlamento europeo.

Il prefetto di Agrigento Dario Caputo, che per tutta la serata è stato in contatto diretto col Viminale, ha firmato il provvedimento di allontanamento dall’Italia nei confronti della Rackete. La decisione è stata presa dopo avere approfondito i profili amministrativi della vicenda. Il provvedimento del prefetto dovrà essere convalidato dall’autorità giudiziaria.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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