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Napoli, miracolo di San Gennaro: il sangue si scioglie. Ma cosa accade davvero?

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Si è ripetuto stamani 19 settembre, nel Duomo di Napoli, il miracolo di San Gennaro. L’annuncio della liquefazione del sangue è stato accolto alle 10:04 da un lungo applauso dei fedeli e da grida di giubilo. Il ripetersi del miracolo del santo patrono è letto come un buon auspicio per Napoli e la Campania.

LE PAROLE DEL CARDINALE

Il cosiddetto miracolo avviene tre volte l’anno: a settembre, nel giorno di San Gennaro, nel sabato che precede la prima domenica di maggio e a dicembre. “Vogliamo ringraziare il Signore – ha detto tra gli applausi e i giubili il cardinale Crescenzio Sepe – perché questo è innanzitutto un segno della sua bontà, della sua benevolenza, della sua misericordia del suo amore per noi, per Napoli, per la Campania, per la Chiesa. E anche un invito a tenerci stretto stretto come nostro parente e amico il nostro protettore San Gennaro. Viva San Gennaro“.

LA FOLLA DENTRO E GLI OPERAI FUORI DAL DUOMO

Mentre all’interno del Duomo, gremito di gente, avveniva il miracolo, all’esterno si riuniva una delegazione degli operai della Whirlpool di Napoli per protestare contro la cessione della sede partenopea. Gli operai, che indossavano delle magliette bianche con la scritta “Whirlpool, Napoli non molla“, chiedono di salvare i posti di lavoro.

COSA È IL MIRACOLO DI SAN GENNARO

Fin qui la cronaca degli eventi odierni. Cos’è però, effettivamente, il cosiddetto miracolo di San Gennaro? Va precisato che, a seguito della riforma della Chiesa cattolica a opera del Concilio Vaticano II (1962-1965), quello attribuito al patrono di Napoli è considerato dalle gerarchie ecclesiastiche un “evento prodigioso“. Dunque non spiegabile, a oggi, sul piano scientifico. Ma che non implica l’obbligo dei cattolici a credere che sia un miracolo.

IL PIANO DELLA FEDE

Quello che conta, per vescovi e cardinali, oltreché, naturalmente, per il pontefice, è il punto di vista di fede. Se lo scioglimento del sangue nell’ampolla sacra spinge i fedeli a maggiore preghiera, raccoglimento, cambiamento di vita con propositi di bene, allora credere nel miracolo ha un senso. Altrimenti si tratta, in fondo, di una superstizione che in nulla muta atteggiamenti e comportamenti personali e nelle relazioni con gli altri.

IL PIANO SCIENTIFICO

È almeno dal Seicento, tuttavia, che gli scienziati cercano di definire cosa accada davvero al momento della liquefazione del sangue nelle ampolle trecentesche. Sono stati molti i tentativi di spiegare il cosiddetto miracolo in termini naturali. Negli ultimi decenni i membri del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze hanno tentato di dimostrare inequivocabilmente che lo scioglimento del sangue di San Gennaro è un fenomeno ricollegabile alla tissotropia.

I MATERIALI “TISSOTROPICI”

Ossia la proprietà di alcuni materiali, detti appunto tissotropici, di diventare meno viscosi se sottoposti a una sollecitazione meccanica. Come, ad esempio, piccole scosse o vibrazioni, e di tornare allo stato precedente se lasciati indisturbati. Del resto l’ampolla del santo è presa in mano, toccata e smossa, ogniqualvolta si festeggia il patrono. Questa, quindi, potrebbe apparire una spiegazione logica del fenomeno. Inutile aggiungere che la fede popolare e la scienza fanno sempre fatica ad andare d’accordo (si pensi all’enigma infinito della Sindone). A ciascuno il suo credo.

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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