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Cocoricò, che peccato: ladri, vandali e “memorabilia” in vendita online

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Il Cocoricò depredato. Gli oggetti che per trent’anni hanno reso mitica la discoteca di Riccione, sulla riviera adriatica, rubati e venduti su Internet come “memorabilia”.

Questo il destino del simbolo delle notti trasgressive degli anni ’90. Il Cocoricò, chiuso da tempo, ha dovuto subire il fallimento della società di gestione lo scorso 4 giugno. A determinare la fine del mito il Tribunale di Rimini, che ha accolto una richiesta dell’Agenzia delle Entrate per una cifra di oltre 800 mila euro mai pagati.

In pista, riportano i media locali, c’è spazio solo per vandali e ladri. Arredi e impianti danneggiati, vetrate del locale in frantumi. Non solo bravate, ma anche furti mirati: pezzi del locale, oggetti, fotografie e altro, che vengono poi rivenduti sul web. Come cimeli, e al miglior offerente.

Anche a noi risulta che qualcuno abbia cominciato a mettere in vendita oggetti ai fan del Cocoricò – conferma al Resto del Carlino l’albergatore Lorenzo Spadini, proprietario dell’immobile – Al momento però il locale non è nella nostra disponibilità, ma in quella del curatore nominato dal Tribunale dopo il fallimento”.

Di certo il Cocoricò manca a molti (ex) giovani italiani. Per tanti amanti della dance era un punto di riferimento storico, simbolo della loro stessa gioventù. “In quegli anni Riccione era chiamata l’Ibiza italiana, e il Cocoricò ne era il simbolo”, racconta dj Ralf ad Alessandro Zaghi su Rolling Stone. “Nello spazio di pochi chilometri quadrati c’erano quasi trenta locali, tutti pieni ogni serata. Ora non ne sono rimasti neanche la metà”. Quello che era considerato il tempio della musica elettronica in Italia ha chiuso per i troppi debiti, il marchio all’asta, ricorda Rolling Stone, e alla fine il fallimento, che ha calato il sipario per sempre.

Photo credits: Twitter

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma. Ha scritto La Storia di Asti e la Storia di Pisa per Typimedia Editore. Segui Domenico su Facebook Segui Domenico su Linkedin

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